Discoteche chiuse, anche a Cagliari serate ko: “Trattati come delinquenti, trionferanno le feste abusive”

Piste vuote a Capodanno e sino al 31 gennaio, saltano le serate per colpa delle nuove restrizioni di Draghi. Nicola Schintu: “Migliaia di euro di danni, segnalerò alla procura i ristoranti che faranno cenone più feste musicali”. Michele Ena: “Dipendenti assunti, come li pago? E dove sono i nuovi ristori? Da noi c’è meno folla che dentro un bus”

Discoteche chiuse sino al 31 gennaio, il nuovo boom di casi Covid e la temibile variante Omicron hanno fatto prendere una scelta drastica al premier Mario Draghi, che ha dato al ministro della Salute Roberto Speranza l’onore – più l’onere – di annunciare a tutta l’Italia l’ennesima serrata per le piste da ballo. Saltano tutte le serate, incluse quelle, già organizzate, di Capodanno. E i gestori delle disco, anche a Cagliari, non sono furiosi, di più. Soldi su soldi persi, merce che rimane sul groppone e prevendite da rimborsare. Con il dramma di decine di lavoratori nuovamente fermi, senza un centesimo. Nicola Schintu è il gestore della discoteca cagliaritana Room: “Serata di Capodanno già ‘sold out’, 250 persone pronte a divertirsi. Ora devo restituire tutti i soldi perchè siamo nuovamente bloccati, visto che ci trattano come se fossimo delinquenti. I fornitori mi hanno già dato la merce, almeno ventimila euro di bevande buttati al vento, quelle analcoliche scadranno”, tuona Schintu. “Noi chiusi, gli stadi invece no, lì basta andare con le mascherine Fffp2 quando tutti sanno benissimo che, sugli spalti, non le indossa nessuno. Si fanno figli e figliastri, ho 60 persone alle quali badare tra assunzioni dirette e indirette. A ottobre ero ripartito con 120mila euro di debiti, se continua così chiuderò definitivamente”. E il giovane titolare della discoteca punta il dito contro “i controlli. Da me li hanno fatti e mi hanno bastonato due volte, chiudendomi il locale. Nei ristoranti, invece, no: segnalerò alla procura tutti quei ristoratori che, il trentuno dicembre, organizzeranno cene più la discoteca. Le regole devono valere per tutti”.
Molto arrabbiato anche Michele Ena, 38 anni, a capo della discotaca Skin: “Prenotazioni ‘full’, 125 prevendite. E, ora, migliaia di euro di merce buttati, venti dipendenti assunti tra barman e addetti alla sicurezza. Ci hanno messo nuovamente col sedere sulla strada”, afferma, “era meglio farci restare chiusi e darci i ristori, a questo giro chi mi rimborserà? Sì, hanno chiuso anche il mio locale in seguito a dei controlli, ma non mi sento in colpa: noi monitoriamo tutto, dal green pass alla tracciatura di ogni cliente. E nella mia pista ci sono meno assembramenti che su un pullman a Pirri. I ragazzi faranno le feste abusive in villetta, lì non controlla nessuno. Un po’ come se ci fossero le case chiuse, all’improvviso vengono sbarrate e allora la prostituzione si sposta nelle strade. So già che anche i miei colleghi ristoratori organizzeranno serate con balli. Non me ne vogliano, ma solo noi siamo continuamente controllati dalle Foeze dell’ordine. L’averci chiuso un’altra volta è una sconfitta per tutti”.