Dimissioni di Lai: Soru non le ha chieste, disagio nel Pd sardo

Confusione nella compagine


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Le difficoltà espressive interne al Pd in Sardegna si accavallano senza tregua. Infatti pare priva di reale fondamento la notizia secondo la quale Renato soru avrebbe chiesto le dimissioni di Silvio Lai, come riportato da L’Unione sarda e poi rimbalzato su tutti gli organi di stampa. Queste le precisazioni dell’esponente del circolo Partecipazione e Democrazia di Sassari:

“A maggiore chiarezza delle polemiche che ha suscitato il comunicato stampa sulla richiesta del congresso regionale, così come deliberato dalla direzione, e dimissioni del Segretario, di seguito la mia nota all’Ansa: “” il comunicato che ho personalmente trasmesso agli organi di stampa, non quale portavoce di Renato Soru – come e’ invece apparso su una delle due testate a diffusione regionale e per motivazioni che non comprendo – e’ frutto, invece, di una condivisione tra alcuni di coloro che si riconoscono nei valori ispiratori dell’associazione Sardegna Democratica. Per maggiore chiarezza si allega in copia il comunicato in argomento. Saluti. Peppone Tinnirello.” Comunicato Stampa del 5 u. s. Alle primarie per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione il Segretario Regionale del P.D. Silvio Lai ha partecipato sostendo uno dei candidati. Il segretario non ha, a nostri avviso,informato adeguatamente i Sardi; la partecipazione, anche per questo, probabilmente non e’ stata quella possibile, certamente non quella sperata. Silvio lai ha quindi ingenerato il sospetto di aver favorito la bassa partecipazione in tutta la Sardegna, sostenendo, al contario, il voto d’opinione in una sola citta’ della Sardegna, voto d’opinione che,peraltro, non c’è’ stato. Il Segretario ha, inoltre, rischiato di apparire e di far apparire il partito in contraddizione con lo spirito delle primarie, principo fondante del pd. Se il segretario del partito indica un candidato puòessere facilmente inteso che il partito indichi un candidato, inantitesi al principio delle primarie, strumento di partecipazionedemocratica rivolto a tutti i cittadini e non ai soli tesserati. Alla luce di queste riflessioni, anche in considerazione della sua elezione al parlamento e quindi degli impegni conseguenti,riteniamo opportuno che Silvio Lai rimetta il mandato all’assemblea. Occorre, peraltro, una storia nuova, una classe dirigente nuova, in grado di costruire un’idea della Sardegna. Il Segretario Silvio Lai dovrebbe favorire questo processo: quale occasione migliore di un congresso da celebrare al più presto?” — con Circolo Partecipazioneedemocrazia Sassari. Peppone Tinnirello

Ed ecco la nota di smentita di Renato Soru, riportata sull’ Unione sarda di oggi: “Non ho mai avuto un portavoce, neppure quando ero presidente della Regione, da quando non lo sono più non ho neanche un mio ufficio stampa. Le poche occasioni di rapporto con la stampa le gestisco direttamente. Nessuno quindi può aver parlato a nome mio. Questo per chiarire la paternità della nota diffusa due giorni fa. Quanto al Pd chiunque sa che in questi anni ho lavorato per l’unità, mai per favorire divisioni. Nell’ultima direzione regionale, ho detto che non mi candidavo alle primarie proprio per dare una mano a evitare lacerazioni: anche da questo si può dedurre che non ho intenzione di aprire nuovi scontri. Non sono interessato a discutere di singole persone, afferma ancora l’ex governatore, «ma a discutere sul merito delle questioni. Perciò non ho sicuramente avanzato richieste di dimissioni tramite terzi: se dovessi farlo, lo farei nelle sedi di partito, come sempre. Le cose che ho da dire sul Pd le dirò nella direzione convocata a Oristano».

Intanto Alessandro Sanna, un esponente del Pd, si aggiunge alle dimissioni del sindaco Luca Becciu, con una sofferta lettera:

40.000 persone su 50.000 votanti hanno fatto una scelta di conservazione alle ultime Primarie regionali del Csx.
Lasciate perdere il candidato, guardate come sono nate le candidature. Non è progressismo questo, e se è legittimato dalla base, da una larghissima parte della base, io non ci posso più stare. Posso combattere l’idea dei dirigenti, ma quando è la base a darmi il risultato vuol dire che sono io quello che ha sbagliato posto.
Con questo abbandono il Pd, del quale quest’anno non avevo rinnovato la tessera, ma abbandono anche tutto il campo del Centrosinistra, che anche negli altri Partiti clona la stessa logica conservatrice nella gestione del Partito stesso.
Continuerò a fare politica, mi impegnerò in quei quattro-cinque progetti su Legalità, Diritti civili, Università e Ambiente che avevo lasciato a metà a causa del tempo che mi veniva richiesto per parlare del nulla.
Spero solo di non soffrire della sindrome dell’amante rifiutato, e di non ritrovarmi a scrivere note rancorose su un Partito che non ho mai sentito davvero accogliente e mio.
Buona fortuna ai pochissimi amici che ancora rimangono là dentro.
Alessandro Sanna


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