Diga di Monte Nieddu,la protesta dei sindaci: “Fate ripartire l’opera”

I sindaci di Pula, Sarroch, Capoterra, Teulada e Villa San Pietro insieme per fare ripartire i lavori dell’invaso: lettera a Pigliaru e consigli comunali congiunti

di Ignazia Melis

Cinque Comuni insieme per fare ripartire i lavori della diga di Monte Nieddu: i sindaci di Pula, Sarroch, Capoterra, Teulada e Villa san Pietro  si mobilitano per quella che viene definita una della maggiori incompiute in Italia. Una lettera ufficiale al governatore Pigliaru e all’assessore regionale ai Lavori Pubblici Maninchedda, poi una serie di consigli comunali congiunti per coinvolgere anche le popolazioni nella protesta istituzionale. I lavori della diga sono fermi dal 2001, ma nel frattempo sono stati rifinanziati con 83 milioni del Cipe e della Regione. “C’è una ferita enorme nel territorio- ha detto Tore Mattana, sindaco di Sarroch- i lavori devono ripartire al più presto per cancellare lo scempio ambientale e ridare fiato alla nostra economia”. “Bloccare quest’opera sarebbe un danno enorme per l’agricoltura e per il turismo- ha sottolineato Carla Medau, sindaco di Pula- la nostra voce ora  sarà più forte per chiedere che l’opera venga completata. Oltre al danno ecologico ci sono i rischi in caso di grandi precipitazioni causati da un invaso lasciato a metà. Poi c’è il problema dell’acqua: in periodi di siccità la risorsa idrica scarseggia, e anche le realtà turistiche del territorio ne soffrono. Chiediamo che il governo sblocchi quest’opera fondamentale”.   Francesco Dessì, sindaco di Capoterra, ha aggiunto: “Capisco la posizione degli ambientalisti, ma a Capoterra fece molti più danni la salinizzazione delle falde acquifere provocate dalle sonde posizionate negli anni Sessanta. Anche i poli industriali avranno grandi benefici dalla costruzione della diga”. Gli ha fatto eco Matteo Muntoni, sindaco di Villa San Pietro: “Ora che la nuova statale 195 a quattro corsie e il parco di Gutturu Mannu stanno per venire alla luce, sarebbe davvero un dramma se la diga di Monte Nieddu restasse questa orrenda incompiuta penalizzando la nostra economia”.