Sentenza storica, Cassazione condanna la Difesa: “Riconosciuto nesso tra uranio e tumori”

Riconosciuto il nesso causale tra uranio impoverito e patologie tumorali e accertata la “colpa” dell’Amministrazione della Difesa (che non protesse il caporalmaggiore sardo Salvatore Vacca, morto nel 1999 di leucemia a 23 anni) nell’aver ignorato i pericoli nell’esporre i nostri militari su teatri operativi in cui vi era stato l’utilizzo di munizionamento all’uranio impoverito

“Riconosciuto il nesso causale tra uranio impoverito e patologie tumorali e riconosciuta la “colpa” dell’Amministrazione della Difesa nell’aver ignorato i pericoli nell’esporre i nostri militari su teatri operativi in cui vi era stato l’utilizzo di munizionamento all’uranio impoverito”.

E’ questo il sunto della decisione della Suprema Corte ottenuta dall’Avvocato Angelo Fiore Tartaglia dell’Osservatorio Militare che lanciò l’allarme venti anni fa e che a colpi di sentenze, contro il muro di gomma issato dai vertici militari, è riuscito ad ottenere la prima ed unica decisione al mondo di una Suprema Corte in merito al riconoscimento del fattore causale e delle colpe dei vertici militari dell’epoca.

I giudici della Cassazione hanno rigettato due motivi del ricorso avanzato dal ministero contro la decisione della Corte d’appello di Roma che aveva confermato la condanna in primo grado della Difesa per “condotta omissiva”, non avendo protetto adeguatamente il caporalmaggiore sardo Salvatore Vacca, morto di leucemia l’8 settembre 1999 a 23 anni dopo aver partecipato ad una missione in Bosnia con la brigata ‘Sassari’, nel novembre 1998

“Quella ottenuta da Tartaglia”, prosegue, “è una decisione che inchioda senza scampo alle responsabilità tutta una linea politica e di comando dell’epoca da cui pochi ne potranno uscire indenni”.

Sono 361 i decessi, oltre 7000 i malati ed a supporto di questa decisione anche i lavori della IV Commissione Parlamentare d’Inchiesta che, al contrario delle precedenti, ha lavorato scevra da ogni condizionamento ed ha prodotto un disegno di legge bloccato dall’ultimo Governo ma ripreso da quello attuale e pronto ad essere esaminato e votato dopo le inevitabili modifiche dalle Aule di Camera e Senato.

Questa decisione non potrà fare altro che aumentare la determinazione e la voglia di arrivare ad una conclusione prima che politica umana più volta mostrata dalla Ministro Trenta che sin dal suo primo insediamento ha evidenziato una sensibilità umana e politica fino ad ora sconosciuta alle migliaia di famiglie coinvolte.