Denuncia a Cagliari l’ex per violenza sessuale e maltrattamenti: “Sola e senza protezioni da un anno e mezzo”

Ha trovato la forza di dire basta ma, a 18 mesi di distanza, una 44enne che vive nell’hinterland si sente oppressa: “Ogni volta che va fuori Sardegna gli tolgono il braccialetto elettronico e non glielo rimettono prima di due settimane. Ho avuto ripercussioni sul lavoro, lo vedo gironzolare in paese e devo portargli i figli agli incontri protetti. Mi sono pentita di aver chiesto aiuto”


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Cinque anni di relazione, quasi tutti all’insegna della tossicità, direbbero gli esperti. Per le persone più semplici possono bastare i motivi che hanno spinto una 44enne residente nell’hinterland di Cagliari a denunciare l’ex, un ultracinquantenne: “Violenza sessuale e maltrattamenti verso me e i miei figli”. Un solo round già svolto in un processo che si preannuncia lungo e due avvocatesse che la tutelato, aggiornandola passo dopo passo su eventuali sviluppi dal palazzo di giustizia: “Ma la mia situazione è vergognosa. Si parla tanto di codice rosso per noi donne e poi ci sono io che sto combattendo nella paura da un anno e mezzo con un uomo che è arrivato anche a picchiare mio figlio e che, però, è libero di andare, spostarsi, partecipare a festini”. Una vicenda particolare, quella vissuta dalla donna, che trova piena conferma da parte delle sue due legali (delle quali omettiamo il nome per evitare qualunque possibile riconoscimento della donna). Lei che sceglie di trasferirsi in una realtà mai conosciuta prima, di rimboccarsi le maniche e, con due figli, garantire un’entrata economica: “Ho aperto un’attività commerciale, dopo la denuncia purtroppo il mio volume d’affari è crollato perchè sono a contatto col pubblico”. Paese piccolo, come tanti in Sardegna, la gente mormora. E, purtroppo, maligna: “Ho già speso più di 3500 euro per difendermi, oltre al coraggio di denunciare ci vogliono soldi. Sono obbligata ad andare a incontri prefissati e percorsi obbligatori per la famiglia, anche se a lui hanno tolto la parternità le assistenti scolai lavorano per cercare di riunirci nuovamente con spazi neutri per i figli. Devo accompagnarli dal mio ex lasciando il lavoro e facendo percorsi con psicologi”.

 

Ciò che non digerisce e che la fa diventare una furia è “la mancanza di protezione, non bastano mica le fiaccolate o le scarpette rosse. Il mio ex lascia spesso la Sardegna per andare a trovare alcune persone, ogni volta gli levano il braccialetto elettronico e non glielo rimettono prima di quindici giorni dal suo rientro. Ho chiesto come mai e mi hanno risposto che questi sono i tempi di riattivazione e che ci sono pochi dispositivi. Lui è ritornato alla carica, minacciandomi e facendomi terrorizzare da altre persone”. Tutti fatti che la donna ha raccontato alle sue legali. “Voglio essere la voce di tutte le donne che, con coraggio, denunciano ma non sono protette. Sono tante, serve veramente un supporto e non stare a pagare avvocati. Servono veri controlli sino alla sentenza che stabilisce il carcere o meno. Da un anno e mezzo sono sola”, si sfoga ancora la 44enne, “senza protezione”.


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