Dalla Nigeria a Sassari con l’inganno del lavoro: decine di donne sfruttate e fatte prostituire

La tratta “horror” dalla Nigeria a Sassari, passando per la Libia, di decine di straniere. Una volta arrivate nell’Isola, venivano fatte prostituire. In manette 3 persone, due sono “maman”

di Paolo Rapeanu

Tratta di esseri umani, prostituzione: dalla Nigeria a Sassari, passando per i ghetti libici. In manette sono finite Sofia Tony, nigeriana di trentadue anni residente a Sassari, Tina Bridget Edomwonyi, nigeriana del 1982, entrambe con il ruolo di “maman”, e Williams Obasohan, 30enne nigeriano residente a Castelsardo. Per tutti e tre le accuse sono pesantissime: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. Una rete illegale molto ampia, quella spezzata dai carabinieri della compagna di Carbonia: c’era chi si occupava di individuare le nigeriane che volevano emigrare e le pagava il viaggio, chi le finanziava la permanenza in Libia e chi coordinava lo sfruttamento.

“Ogni nigeriana costava settemila euro per portarla in Sardegna”, spiega il capitano della compagnia di Carbonia Lucia Dilio, “erano poi le ‘maman’ a dare loro schede telefoniche, soldi e documenti falsi per il traghetto che, da Civitavecchia, le avrebbe portate sino a Olbia. Una volta sull’Isola, ricevevano vestiti e una casa dove esercitare”.


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