Da Cagliari a Quartu per la dialisi: l’odissea di un anziano malato

Sos dal Comune in Regione: “Situazione sanitaria paradossale, si nega ai pazienti la possibilità di effettuare un doppio trattamento sanitario nella struttura privata convenzionata dove sono ricoverati”

Dalla Clinica Lay al poliambulatorio di Quartu per poter fare la dialisi. Protagonista un anziano malato di Cagliari costretto, a causa delle storture del sistema sanitario regionale, ad essere trasportato a giorni alterni per la terapia. “Una situazione sanitaria paradossale, si nega ai pazienti la possibilità di effettuare un doppio trattamento sanitario nella struttura privata convenzionata dove sono ricoverati”. La denuncia viene fatta dai banchi del Consiglio comunale di Cagliari dal consigliere Claudio Cugusi, La Base, con la speranza che, attraverso il sindaco, l’appello arrivi dritto in Regione.

“Con una certa frequenza – si legge nell’ordine del giorni depositato da Cugusi –  si verificano casi di pazienti con doppia patologia che vengono dimessi dalle strutture ospedaliere per essere avviati al ricovero temporaneo in regime di lungodegenza presso strutture private convenzionate.  Ma il sistema sanitario regionale nega, ai pazienti in regime di ricovero in lungodegenza presso una struttura privata convenzionata, la possibilità di effettuare un doppio trattamento sanitario. Una regola, che finisce col generare sofferenze ingiustificate nei pazienti e spesso conduce all’aggravarsi delle patologie, con conseguente necessità di nuovi ricoveri ospedalieri e relativo incremento dei costi”.

L’esempio lampante è quello di un anziano malato di Cagliari. “Un paziente diabetico – racconta Cugusi – dializzato e cardiopatico, dimesso dalla struttura ospedaliera a seguito dell’amputazione di un arto e trasferito presso la clinica privata Lay in regime di lungodegenza per terapia riabilitativa, costretto a dover essere trasportato in ambulanza a giorni alterni al poliambulatorio di Quartu per poter essere sottoposto a dialisi. Il trasferimento, doloroso e non privo di rischi per le condizioni generali del paziente, viene necessariamente effettuato in ambulanza, con rilevanti costi a carico dell’ammalato. Oltre all’onere finanziario, insostenibile per il lungo periodo, il degente e i suoi familiari sono sottoposti a un gravissimo vulnus di carattere morale, costretti alla sofferenza implicata da un trasporto lungo, con tempi di percorrenza variabili dai trenta minuti  a un’ora, a seconda dell’intensità di traffico. Ma l’aspetto paradossale della vicenda è aggravato dal fatto che la dialisi potrebbe essere effettuata direttamente nella struttura convenzionata dove il paziente è attualmente ricoverato, con evidente annullamento dei rischi, costi e soprattutto sofferenze disagi conseguenti al trasporto”.

 


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