Customer care WindTre, il Tribunale di Milano boccia la cessione a Comdata

Questa mattina il Tribunale di Milano ha dichiarato nulla la cessione del ramo di azienda del Customer Care di WindTre a Comdata che ha coinvolto 400 lavoratori cagliaritani insieme ad altri circa 500 impiegati nelle sedi di Genova e Palermo. (Uilcom): “La sentenza dimostra che questo tipo di cessione è illegittima in quanto mira soltanto a ridurre il costo del lavoro e ha esclusivamente finalità espulsive”

Questa mattina il Tribunale di Milano ha dichiarato nulla la cessione del ramo di azienda del Customer Care di WindTre a Comdata che ha coinvolto 400 lavoratori cagliaritani insieme ad altri circa 500 impiegati nelle sedi di Genova e Palermo. Ad annunciarlo è il segretario Generale della Uilcom Sardegna Tonino Ortega che per due anni, insieme alle altre sigle regionali del settore delle telecomunicazioni, ha cercato di contrastare in tutti i modi la scelta aziendale, annunciata dalla WindTre ai sindacati nel maggio del 2017, considerandola una sorta di licenziamento annunciato dei lavoratori addetti al servizio di assistenza ai clienti (133).   “Con questa sentenza si aggiunge un ulteriore tassello che dimostra quello che come Uilcom abbiamo sempre dichiarato – commenta Ortega -: le cessioni di ramo d’azienda dei Customer sono giuridicamente illegittime perché non è possibile che un ramo possa essere considerato funzionalmente autonomo”.

La cessione di azienda bocciata dai giudici del Foro di Milano, annunciata ai sindacati nel maggio 2017 e comunicata ai lavoratori un mese più tardi con un semplice tweet, faceva parte del piano di ristrutturazione della nuova società nata dalla fusione di Wind e Tre, con investimenti previsti per un valore di 7 miliardi di euro in sei anni, che prevedeva tra l’altro la cessione in blocco dei circa 900 operatori addetti al numero 133 di assistenza telefonica.

La giurisprudenza in materia di cessioni di ramo d’azienda nel settore dei call center si è molto arricchita negli ultimi anni – spiega ancora Ortega -. Prima con il caso Vodafone, poi con il caso Fastweb e oggi con il caso Windtre, i giudici del lavoro hanno messo in evidenza un fatto di estrema importanza, che aiuta a comprendere la differenza tra operazioni “genuine” e operazioni realizzate con l’intento di ridurre il costo del lavoro, dunque con finalità espulsive”.

La domanda che a questo punto bisogna porsi – aggiunge il numero uno della Uilcom Sardegna – è se un fenomeno di così ampia portata possa continuare ad essere discusso nelle aule di Tribunale, visto che sembra essere diventata una vera e propria piaga sociale. E’ venuto il momento di cambiare legislazione in materia e come Uilcom pensiamo di doverci fare promotori di questo cambiamento”.

Per questo la Uilcom annuncia già da ora un’iniziativa nazionale di raccolta firme da presentare in Parlamento. “Bisogna modificare al più presto questa legge assurda e devastante”, conclude Ortega.