“Una giungla quotidiana per chi viaggia in Ctm a Cagliari: abbiamo paura”

La lettera di un nostro lettore sulla situazione di pericolo per chi viaggia sul Ctm: “L’inferno esplode soprattutto sulle tratte in partenza da Piazza Matteotti a Decimo, nello specifico sulla linea 9. Non ci sono più fasce orarie, prima queste cose accadevano solo di sera. Si ha paura perché questa gente non ha niente da perdere”. Voi cosa ne pensate?

“Una giungla quotidiana quella di chi viaggia e lavora sui mezzi Ctm a Cagliari”. La definisce così il nostro lettore Federico Pisu, preoccupato per la situazione che viaggiatori e non solo si trovano ogni giorno ad avere a che fare. Vandali, malintenzionati, spacciatori. “Hanno paura le passeggere e i passeggeri soli, ma ovviamente temono per la loro incolumità anche gli operatori del CTM. Tra loro ci sono i “guerrieri coraggiosi” (controllori) che non rinunciano a fare questo mestiere”.

 

 “I controllori, ormai poliziotti amministrativi, sono ormai considerati alla stregua di una prima linea contro la criminalità- dice – e  un normale mezzo frequentato da pendolari, può incutere la stessa sensazione di una buia strada di periferia, ma senza vie d’uscita. Dove in caso di «problemi» la polizia o i carabinieri intervengono alla prima fermata utile, ma «nel frattempo c’è da sperare che non accada nulla a bordo durante i consueti controlli dei ticket”.

Per Pisu l’inferno esplode soprattutto sulle tratte in partenza da Piazza Matteotti a Decimo, nello specifico sulla linea 9. “Oggi non ci sono più fasce orarie, prima queste cose accadevano solo di sera. Si ha paura perché questa gente non ha niente da perdere”.

“Tanto che la prima indicazione che viene data al personale che ha il compito di verificare i titoli di viaggio è di non fare questioni. Possono sfociare in un attimo in un pugno, uno spintone o in minacce. Poche domande, dunque, senza insistere davanti al rifiuto di fornire le generalità. Una regola che può salvare l’operatore da «ripercussioni» anche una volta sceso a terra, in fermate che più che un “porto sicuro” sono a loro volta incubatori di degrado.”

La prudenza non è sufficiente, visto che molte di queste persone proprio per la paura di essere denunciate alle forze dell’ordine reagiscono in modo violento.

“Per la maggior parte dei loro turni di lavoro i controllori, da quel che abbiamo visto, – racconta. – sono in gruppi che variano dalle due alle quattro/cinque persone. Proprio come i responsabili delle aggressioni. E il vero incubo è l’effetto branco. Spesso ci sono gruppetti di due, tre, quattro persone che si sentono forti e in grado di fare qualsiasi cosa, e quando interviene la Polizia si sono già dileguati.”