Crac milionario di Epolis, rinvio a giudizio per Grauso e Rigotti

Con i due editori a processo anche altri 18 presunti responsabili per accuse a vario titolo nell’inchiesta per bancarotta fraudolenta: i dirigenti acquistavano auto di lusso e viaggi da sogno mentre 130 giornalisti finivano sull’orlo della disoccupazione, con un buco di 130 milioni di euro

Crac supermilionario di Epolis, i nodi vengono al pettine: tutti rinviati a giudizio davanti al Gup di Cagliari i 18 presunti responsabili. Il 30 settembre tra coloro che dovranno rispondere di varie accuse ci sono anche i due editori storici delle testate free press, Nicola Grauso e Alberto Rigotti. Un’inchiesta per bancarotta fraudolenta che ha convinto i giudici a portare avanti il processo: l’ex editore incaricato Carlo Momigliano ha scelto il rito abbreviato e dovrà comparire già il 21 giugno. A Cagliari fa scalpore soprattutto il rinvio a giudizio di Grauso: il giornale lo aveva venduto nel 2007, ma non è uscito dalle responsabilità. Mentre Rigotti, che è stato anche in carcere, dovrà rispondere di come sia stato possibile fare fallire 19 testate mentre i dipendenti ricevevano a singhiozzo gli stipendi e i dirigenti continuavano a fare spese da record. Un buco da ben 130 milioni di euro. 

Con lui vanno a processo anche l’ex amministratrice delegata Sara Cipollini, 42 anni di Como, il vicepresidente del cda Vincenzo Maria Greco (vero regista del gruppo nell’ultima fase di vita), e Francesco Ruscigno, inquisito anche in passato, che guidava la parte finanziaria del gruppo. Alberghi e auto di lusso, viaggi da sogno, persino libri acquistati coi soldi della società mentre i giornalisti non vedevano nè stipendi nè contributi. Una delle pagine più nere dell’informazione sarda e italiana, che portò alla disoccupazione ben 130 giornalisti in tutta Italia. Una chiusura del giornale che avvenne senza grandi clamori, mentre una parte della redazione trattava con Rigotti una fantomatica riapertura, mai arrivata.

 


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