Covid, sì dalla Regione alle cure domiciliari: “Così riduciamo i ricoveri in Sardegna”

I positivi al virus potranno essere curati a casa, dopo la comunicazione ai medici di famiglia arriva la conferma dell’assessore Nieddu: “Scelta, non obbligo. Lo fanno già centinaia di medici in tutta Italia”. Ma scoppia la polemica politica

La conferma, che sin da subito era sembrata poco più che una formalità, è arrivata: la Sardegna apre ufficialmente alle cure domiciliari contro il Covid. L’email spedita da Antonio Maria Soru, responsabile della Centrale operativa per il coordinamento delle attività sanitarie, ai medici di famiglia sardi, con oggetto “protocolli di terapia domiciliare Covid”, poche righe dove veniva spiegato che il messaggio era stato spedito “su indicazione della direzione generale dell’assessorato della Sanità” e due pdf contenenti il resoconto di un incontro a distanza tra assessore regionale della Sanità, la consigliera regionale Annalisa Mele, Luigi Cadeddu, responsabile Usca, Aldo Caddori, primario del Santissima Trinità di Cagliari, Roberto Perra, pneumologo, Goffredo Angioni, infettivologo, Sergio Babudieri, direttore delle malattie infettive dell’Aou di Sassari e, per il Comitato Cura Domiciliare Covid il presidente Erich Grimaldi, Luigi Cavanna, oncologo e primario a Piacenza, per il Consiglio Scientifico del Comitato, con Andrea Mangiagalli, medico di medicina generale a Milano, il dottor Lucio Silvetti, anestesista rianimatore a Cagliari e la portavoce del comitato Valentina Rigano, più la relazione-proposta dello stesso comitato, trovano la “benedizione” dello stesso Mario Nieddu: “Abbiamo dato a chi si deve occupare dei pazienti Covid a domicilio uno strumento che utilizzano centinaia di medici in tutta Italia. Nessun obbligo ma una possibilità in più”, dice il titolare della Sanità a Casteddu Online, “sicuramente se i pazienti positivi vengono trattati meglio e precocemente a domicilio si riducono i ricoveri ospedalieri”. Tra gli obbiettivi, quindi, c’è anche quello di fermare, sempre se sarà possibile, la “marcia” quotidiana delle ambulanze che portano positivi nei Covid hospital sardi. Nelle prossime ore dalla Regione dovrebbe arrivare una nota con, sicuramente, più dettagli.

 

 

Da oggi, quindi, un medico potrà optare per le cure domiciliari contro il virus. La decisione della Regione ha comunque scatenato delle polemiche. Una parte dell’opposizione in Regione, formata dai Progressisti, ha contestato già la scelta fatta dall’assessorato: “Si tratta di un protocollo di cura domiciliare contro il Covid non validato dal ministero, dall’Aifa e dal Comitato tecnico scientifico”. E la stessa Fimmg, federazione dei medici di famiglia, ha sollevato dubbi. Tra i quesiti posti, i medici chiedono se “le sostanze (esempio quercetina) previste per il trattamento Covid iniziale saranno fornite a carico del servizio sanitario regionale? Come spiegare a chi deve curare i pazienti a casa il perché della discordanza con le prescrizioni Aifa? Saranno resi mutuabili anche farmaci per uso veterinario come l’ivermectina? Il nutrito gruppo di colleghi autori enumerati nel protocollo segnalano in diverse pubblicazioni buoni risultati che però non ha avuto validazione a livello degli enti regolatori. Se però così è, perché diffondere nella mail aziendale che fa capo al servizio sanitario regionale un protocollo non validato con l’invito a utilizzarlo?”. Le risposte a tutte le domande arriveranno, stando a quanto comunicato dallo stesso assessore, nella giornata di domani, con un comunicato che dovrebbe essere esaustivo.