Covid, paura per 4 mila fragili in Sardegna: “La Regione li protegga coi monoclonali”

L’allarme lanciato FederAnziani. La risposta di Nieddu: “Invieremo quanto prima una circolare a tutti i centri dell’isola per sollecitare la somministrazione della combinazione di anticorpi monoclonali per la profilassi del Covid-19 alle categorie di pazienti fragili indicate da Aifa è fondamentale tutelare questi cittadini”

In Sardegna sono oltre 4.000 i pazienti fragili da proteggere dal rischio di forme gravi di Covid, mediante profilassi pre-esposizione con la combinazione di anticorpi monoclonali. Nell’isola sono ad oggi disponibili circa 1.000 dosi, che devono essere utilizzate quanto prima perché scadranno a fine luglio. Finora sono troppo pochi i pazienti trattati con la profilassi contro il virus che hanno potuto beneficiare di questa protezione aggiuntiva. Per questo l’Assessorato alla Sanità della Regione manderà una nota a tutti i centri per sollecitare la somministrazione di questa importante opzione farmacologica a base di anticorpi per la prevenzione delle forme di Covid, specialmente quelle di intensità severa. È quanto emerso nel recente incontro virtuale che ha interessato la Sardegna e che è parte del tour in 10 Regioni, promosso da Senior Italia FederAnziani in collaborazione con AstraZeneca. Si stima che, in Italia, siano oltre 150mila i cittadini potenzialmente candidabili al trattamento con la combinazione di monoclonali. Si tratta, in particolare, dei pazienti trapiantati, affetti da patologie onco-ematologiche, in trattamento chemioterapico attivo, oppure con farmaci immunosoppressori per patologie ad esempio reumatologiche o neurologiche, o colpiti da immunodeficienze primarie.

“Oltre i pazienti trapiantati di rene anche i pazienti nefropatici in terapia immunosoppressiva potrebbero essere considerati eleggibili per tale profilassi – spiega Antonello Pani, Professore Ordinario di Nefrologia all’Università di Cagliari e Direttore del Dipartimento di Riproduzione Genitourinario Malattie e Trapianti di Rene all’Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari -. La risposta al vaccino contro il Covid in queste popolazioni di pazienti è in una certa percentuale insufficiente e inferiore rispetto alla popolazione generale. Inoltre, in questi due anni e mezzo di pandemia, alcuni pazienti non hanno potuto essere trattati con determinati schemi di terapia immunosoppressiva, ad esempio con farmaci anti CD20, perché colpiscono lo stesso ‘filone’ di immunità che protegge dal Covid-19. In questi casi, siamo stati costretti a optare per terapie immunosoppressive più ‘blande’, meno attive, per ridurre la probabilità di gravi conseguenze in caso di infezione da Covid-19. Si potrebbe prendere in considerazione di estendere l’uso di tali monoclonali anche a queste categorie di pazienti fragili. Oggi abbiamo un’arma efficace di profilassi prima del contatto con il virus e questi pazienti, che abbiano evidenza di scarsa o nulla risposta al vaccino, potrebbero essere protetti con la combinazione di due anticorpi monoclonali umani, tixagevimab e cilgavimab. Tale combinazione ha già dimostrato di ridurre di circa l’83% a sei mesi il rischio di sviluppare il Covid sintomatico in soggetti fragili (immunosoppressi) non vaccinati o con scarsa risposta al vaccino. Una singola dose, somministrabile per via intramuscolare, determina una protezione duratura, per almeno 6 mesi”.

“Invieremo quanto prima una circolare a tutti i centri dell’isola per sollecitare la somministrazione della combinazione di anticorpi monoclonali per la profilassi del Covid-19 alle categorie di pazienti fragili indicate da AIFA – afferma Mario Nieddu, Assessore Igiene, Sanità e Assistenza sociale della Regione Sardegna -. È fondamentale tutelare questi cittadini. Vogliamo procedere ad allargare il numero delle strutture accreditate presso le quali sarà possibile accedere al farmaco”.

“In Italia, finora, sono state distribuite nelle diverse Regioni circa 20mila dosi, ma le prime 10mila scadranno a fine luglio e rischiano di restare in gran parte inutilizzate nelle farmacie ospedaliere, per le altre 10mila il termine ultimo è dicembre – conclude Roberto Messina, Presidente Senior Italia FederAnziani -. I ritardi nell’utilizzo sono stati determinati anche da alcuni vincoli, come l’obbligatorietà del test sierologico negativo per i pazienti candidati, ora finalmente rimosso. È importante che tutte le Regioni si attivino per proteggere dal Covid-19 i più fragili che potrebbero non aver sviluppato una risposta adeguata ai vaccini che, in caso di infezione, sono a maggior rischio di esiti negativi. Ci auguriamo che tutte le dosi vengano utilizzate e che il sistema sanitario ne acquisti altre per tutelare gli oltre 150mila cittadini vulnerabili”.


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