Covid-19 e coagulazione del sangue: lo studio innovativo del team guidato da Francesco Marongiu

Lo staff dell’Università di Cagliari coordinato dal pro rettore per le Attività sanitarie rimarca un’evidenza determinante sui pazienti colpiti dalla polmonite causata da Coronavirus. L’uso delle eparine e l’interesse della rivista scientifica Journal of thrombosis and haemostasis dopo uno studio di ricercatori cinesi su 138 pazienti del Tongji Hospital di Wuhan

Clinica, ricerca qualificata e relazioni internazionali. Medicina di qualità in ateneo. In prima fila, sui vari ambiti disciplinari, anche in una fase di drammatica attualità quale è quella attuale. La pandemia virale non fa prigionieri. La scienza corre, i medici da mesi lavorano in condizioni quanto meno complicate. Rischiano la propria salute, prestano assistenza e cure. Sempre dalla parte dei pazienti. Intanto, la ricerca procede spedita. All’Università di Cagliari e nei cinque continenti. Da qui l’intervento firmato da Francesco Marongiu. Il pro rettore per le Attività assistenziali, direttore della scuola di specializzazione in Medicina interna e dell’Unità complessa dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari, ha approfondito un lavoro proveniente da un team di scienziati cinesi, pubblicato a febbraio dal Journal of thrombosis and haemostasis. Al lavoro ha preso parte anche Doris Barcellona (dipartimento Scienze mediche e sanità pubblica – Università di Cagliari) ed Elvira Grandone, specialista all’Opera Padre Pio di San Giovanni Rotondo. In sostanza, ancora una volta le relazioni di alto profilo, lo scambio e il confronto conducono a percorsi scientificamente fruttuosi, validati da referee di calibro mondiale. Un’altra pagina di ricerca in bella grafia – apprezzata anche dal rettore Maria Del Zompo – per l’ateneo del capoluogo.

Analisi, commento e indicazioni. “Lo studio cinese – spiega il professor Marongiu – è stato effettuato dagli specialisti Tang N., Li D., Wang X., Sun Z. su 138 pazienti ricoverati al Tongji Hospital diWuhan. La ricerca ha presentato dei dati riferiti ad alterazioni della coagulazione in gruppo di pazienti colpiti da polmonite da nCoV19. La nostra interpretazione dei loro risultati è differente. Pensiamo che in questi pazienti si verifichi una trombosi polmonare, tema già affrontato in generale dal nostro gruppo nel settembre scorso. Infatti, è possibile che la presenza del virus evochi una risposta immune attraverso cellule come linfociti e monociti che localmente stimolati liberano grandi quantitativi di mediatori dell’infiammazione capaci di attivare la coagulazione del sangue”. La materia è complessa, richiede decenni di esperienze cliniche, assistenziali e di laboratorio. I ricercatori dell’ateneo cagliaritano operano da sempre con perizia. “Va considerato che infiammazione e coagulazione sono tra di loro strettamente legati perché sono due sistemi ancestrali di difesa del nostro organismo nei confronti di aggressori esterni, batterici o virali, o di cellule neoplastiche. Quindi, la coagulazione del sangue attivata è capace di dare origine a fenomeni trombotici sia alveolari sia capillari, localmente, aggravando così il decorso della malattia” rimarca il pro rettore. Con un’indicazione, alla base di un commento che è stato posto all’attenzione del Journal of thrombosis and haemostasis, “bibbia” della coagulazione. “Abbiamo proposto l’uso di eparine a basso peso molecolare ma soprattutto del fondaparinux, un’eparina sintetica, capace di ridurre il circolo vizioso risposta immune-coagulazione del sangue. Se la risposta immune è eccessiva, e conseguentemente l’attivazione della coagulazione, la malattia – conclude Francesco Marongiu – è più grave fino a risultare fatale”.


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