Corso, “la casa di Pompei” ora rischia il seppellimento

Sono i resti di un edificio di età romana con pareti affrescate e intonaci colorati: “roba da Pompei”. Ma il cantiere da due anni tappa il corso Vittorio Emanuele II. Ora servono 320 mila euro, senza i quali l’antico palazzo sarà sotterrato

I resti di un edificio a due piani di età romana (I secolo avanti Cristo) con pareti affrescate e intonaci decorati. L’ex Sovrintendente Marco Minoja reperti del genere dichiarò di averli visti “soltanto a Pompei”. È tutto nello scavo archeologico del corso Vittorio Emanuele II, davanti al palazzo dell’Ersu, ma il cantiere della Soprintendenza (i funzionari del Comune non hanno nemmeno le chiavi) aperto dal 2015 è circondato da una recinzione in legno e grata, “una baracca”.  Per sistemare i resti adeguatamente, magari sistemando luci e una pavimentazione trasparente, servono 320 mila euro. E se il sindaco Zedda non li trova “non avremo altra scelta che interrare tutto”, ha spiegato l’assessore ai Lavori pubblici Gianni Chessa, che oggi ha partecipato al sopralluogo della commissione Lavori pubblici davanti allo scavo.

Chessa è stato chiaro: “Servono 320 mila euro. Se li troviamo bene. Altrimenti con molto meno ricopriamo tutto e quando abbiamo altri soldi ritiriamo fuori i reperti”. Frasi che, conoscendo le abitudini del “Palazzo” suonano come una campana a morto per la “casa di Pompei”.

L’idea, secondo il funzionario Luisa Mulliri, è quella di valorizzare lo scavo attraverso anche con cartelli illustrativi su tutte le testimonianze del periodo romano della zona (Teatro di via Malta, tempio del Corso, villa Tigellio, ecc), limitando però l’apertura a eventi come Monumenti Aperti. Ma anche in quel caso, servirebbe, tra progetto, autorizzazione e lavori, “un anno di tempo per la conclusione”.

Ma purtroppo il cantiere sta creando problemi ai commercianti che lamentano come la “baracca” tappi l’accesso al secondo tratto del corso. Perché mentre la prima della strada, quella riqualificata e pedonalizzata, si gode gli eventi, i tavolini, la folla e gli incassi, quella tra via Sassari e via Maddalena soffre la baracca, il cantiere per i sottoservizi e quindi i disagi e la crisi. “Almeno 5 le attività che hanno fallito”, spiega Luca Iorio, gioielliere, “e io potrei essere il prossimo”.

A complicare la vita ai commercianti del secondo tratto del corso anche il cantiere per il sottoservizi. L’angolo tra via Sassari e il corso è un parcheggio selvaggio che tappa la strada, come hanno denunciato i consiglieri Massa, Progressisti Sardi e Cocco Ortu, Pd. Ibba, Centristi per l’Europa, ha chiesto che vengano date in deroga le concessioni per i tavolini ai locali e ai ristoranti del secondo tratto corso, ripetendo quanto accaduto in piazza Garibaldi subito dopo i lavori.  Entro Natale la decisione.