Corrado, portuale di Cagliari: “Il nostro porto è centrale, non può fallire: ho moglie e figlio da mantenere”

Conta i giorni che lo separano dal primo maggio prossimo, Corrado Murru, 46enne cagliaritano, e spera “nella provvidenza, a questo punto. I politici si stanno dando da fare ma la situazione è complicata. Come farò a pagare il mutuo della casa e tutte le spese?”. GUARDATE la VIDEO INTERVISTA

Il gilet fosforescente arancione lo stringe forte forte nella mano sinistra, Carlo Murru. Quarantasei anni, di Cagliari, è uno dei settecento lavoratori portuali sull’orlo del baratro del licenziamento: “Sì, la situazione è delicatissima, tutte le istituzioni politiche si stanno impegnando, chiudere il porto sarebbe una cosa gravissima, un passo indietro bestiale per l’intera Sardegna. Io guadagno 1800 euro al mese, ho un figlio e mia moglie si sta provando a reinserire nel mondo del lavoro dopo essere rimasta a casa a guardare il nostro piccolo”, spiega Murru. “Ho ancora quindici anni di mutuo della casa da pagare, ogni mese se ne vanno quattrocentocinquanta euro. Non posso restare con le mani in mano, se verrò licenziato mi affiderò alla provvidenza, penso che qualcosa accadrà, è una mia filosofia di via”, ammette.
“Ho anche lavorato a Tangeri, partire fuori non mi spaventa e mia moglie sa che può accadere per via del lavoro che svolgo”, osserva il portuale, “la Sardegna e Cagliari sono meravigliose, ma non si può restare in casa a non fare nulla. Sono triste e anche un po’ avvelenato, nelle rotte Cagliari è al centro del mare Mediterraneo, diamo forse fastidio a qualcuno?”.