Coronavirus, “salviamo alberghi e ristoranti in Sardegna: sì ai test rapidi per camerieri e turisti”

Confesercenti: “Pochi contagi, clima mite e scarsa popolazione: abbiamo le carte in regola per trasmettere al mondo l’immagine di isola sicura. Per questo occorre sanificare le strutture ricettive, bar e ristoranti e garantire che chi sbarca in Sardegna non sia infettato”

Alberghi, locali e ristoranti sanificati e test rapidi per camerieri e turisti. E trasmettere al mondo l’immagine della Sardegna “isola sicura”. E’ la ricetta di Confesercenti per affrontare una stagione turistica che si annuncia tutta in salita e salvare alberghi e ristoranti saranno tra le ultime attività a ripartire, probabilmente a giugno, secondo le previsioni degli esperti.
“Occorre lavorare per far percepire la Sardegna come luogo sicuro”, dichiara Roberto Bolognese, presidente regionale di Confesercenti, “abbiamo tutte le carte in regola grazie alla nostra specificità. Abbiamo un clima favorevole, siamo un’isola, con bassa concentrazione antropica e abbiamo avuto una situazione pandemica molto attenuata rispetto alla realtà nazionale. Insomma, l’ideale per presentarci come luogo sano e sicuro, dobbiamo farci trovare pronti”.
E’ chiaro che alberghi, ristoranti e locali saranno i più penalizzati. Secondo gli esperti, anche le aperture, quando potranno verificarsi, dovranno avvenire a certe condizioni. Il più possibile andranno evitati gli assembramenti e i tavoli dovranno essere distanziati. Insomma le mega tavolate in pizzeria potrebbero rimanere ancora a lungo nei ricordi.
“Per far apparire alberghi e ristoranti sardi come luoghi sicuri dobbiamo deve lavorare a monte”, aggiunge Bolognese, “chi arriva in Sardegna deve fornire la certificazione della propria immunità, con un test rapido o con un certificato che attesti la negatività al Covid. E poi protocolli di sicurezza: come la sanificazione degli ambienti, dispositivi di protezione (gel igienizzante, guanti e mascherine) e test rapidi anche per i camerieri. Per tutto questo ci sarà un credito di imposta del 50 %, noi speriamo che la Regione possa aiutarci ulteriormente con piccola percentuale (20/30 %) a fondo perduto. E’ anche un modo di dare speranza”.


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