Coronavirus, netto calo dell’indice Rt in Sardegna: da 1,24 a 1

Media nazionale di 1,43, l’isola “sorride” e sfiora lo zero virgola. Zona “gialla” confermata, restrizioni minime ma da continuare a seguire per far abbassare la curva dei contagi

L’indice Rt in Sardegna è a 1, nel report ufficiale dell’Iss che va dal due all’orto novembre. Nel penultimo monitoraggio era a 1,24. Netto calo, quindi, in un’Italia dove la quota media è di 1,43. Ecco perché l’isola continua a restare in zona gialla, dunque con le restrizioni più “leggere”, ma che bisogna assolutamente continuare a seguire per abbassare la curva dei contagi. In Italia, osservano gli esperti, l’ epidemia, seppur intensificandosi per gravità a causa di un aumentato impatto sui servizi assistenziali, mostra una lieve riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente che, sebbene ancora molto elevata, potrebbe costituire un segnale precoce di impatto delle misure di mitigazione e introdotte a livello nazionale e regionale dal 14 ottobre 2020.

 

Tale andamento andrà confermato nelle prossime settimane e non deve portare ad un rilassamento delle misure o ad un abbassamento dell’attenzione nei comportamenti. Nella maggior parte del territorio nazionale la trasmissibilità è compatibile con uno scenario di tipo 3 con diminuzione nel numero di Regioni/PA in cui la velocità di trasmissione è già compatibile con uno scenario 4. La situazione descritta in questa relazione evidenzia forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale, in un numero crescente di Regioni/PA, o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri. Questo interessa l’intero territorio nazionale. Tutte le Regioni/PA sono classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane.

 

Si osserva complessivamente una criticità nel mantenere elevata la qualità dei dati riportati al sistema di sorveglianza integrato sia per tempestività (ritardo di notifica dei casi rapportati al sistema di sorveglianza su dati aggregati coordinati dal Ministero della Salute) sia per completezza. Il dato epidemiologico analizzato è relativo alla settimana 2-8 novembre 2020 che al momento è il dato consolidato più recente disponibile. Di per sé, questo costituisce una ulteriore prova della generale criticità di resilienza diffusa su tutto il territorio nazionale e dovuta alla gravità della situazione epidemiologica. Come conseguenza questo può portare ad una sottostima della velocità di trasmissione e dell’incidenza. Il dato relativo alla occupazione dei PL utilizzato per il calcolo degli indicatori 3.8 e 3.9 questa settimana è aggiornato all’11 novembre 2020, ed è il dato più aggiornato disponibile. Questa settimana si osserva un ulteriore calo nella percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento di contatti (16,7% vs 19,5% la settimana precedente). Si osserva,  anche, un lieve calo nella percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (32,1% vs 35,1% la settimana precedente) e un aumento della percentuale dei casi rilevati attraverso attività di screening (33,6% vs 27,4% la settimana precedente). É ormai non trascurabile (17,7%) la percentuale dei casi per cui non è stato riportato il motivo dell’accertamento diagnostico. Continua ad aumentare il numero di casi non riconducibili a catene di trasmissione note (87.202 questa settimana vs 74.967 la settimana precedente) che supera l’80% dei nuovi casi segnalati in alcune Regioni/PA.

 

Tra le conclusioni dell’Iss si può leggere, inoltre, che si conferma che è necessaria una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari. fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti
individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle
autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi.
Sono in aumento le Regioni/PA che sono state classificate a rischio Alto e/o equiparate a rischio Alto per 3 o più settimane consecutive, questo prevede la valutazione di specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale in base al documento “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” trasmesso
con Circolare del Ministero della Salute del 12/10/2020 Prot. 32732. Venti Regioni/PA sono classificate a rischio alto e una a rischio moderato con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese configurando di fatto su tutto il territorio nazionale un rischio elevato di epidemia. Si invitano le Regioni/PA a realizzare una continua analisi del rischio a livello sub-regionale. È necessario mantenere e/o rafforzare le misure di mitigazione in base al livello di rischio identificato come indicato nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” trasmesso con Circolare del Ministero della Salute del 12/10/2020 Prot. 32732.


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