Confesercenti, Sulis:“Consiglio regionale, più attenzione”

” Il commercio vanta il 65% dei lavoratori privati”

“La proposta di legge presentata martedì dal primo firmatario Luigi Crisponi, incontra in pieno il nostro consenso perché questo provvedimento consentirebbe di dare ristoro alle imprese del commercio danneggiate, in qualche modo, dall’avvio di cantieri nei centri abitati”. È il commento del presidente regionale della Confesercenti, Marco Sulis, che poi sottolinea: “Ben vengano i lavori di riqualificazione delle città, siano essi nei centri storici o nelle periferie, per l’arredo urbano o i sottoservizi. Ma con gli inevitabili disagi conseguenti (dalla temporanea mancanza di parcheggi al passaggio pedonale ridotto da ostacoli e scavi), ci sarà pure un evidente calo di fatturato per i commercianti che si affacciano in queste strade, anche per periodi lunghi. Riteniamo che sarebbe un atto politico di buon senso, da parte di tutti i partiti rappresentati in Consiglio regionale, se la proposta venisse subito approvata. Di sicuro, questo testo è il primo segnale di reale attenzione nei confronti delle problematiche del commercio, dopo anni di disinteresse e miopia da parte dell’Assemblea regionale. Finalmente si intravede una speranza di ripresa. Aggiungo un invito rivolto a tutti i consiglieri regionali: non abbandonate questo settore, importantissimo per l’economia sarda. Noi non facciamo manifestazioni clamorose e rumorose, nonostante i gravi problemi che ci affliggono. Tutte le mattine apriamo i nostri negozi, fiduciosi nella ripresa. Di contro, assistiamo a una grave carenza nella concertazione. Un esempio su tutti: il 22 ottobre, nella via Garibaldi a Cagliari, sarà aperto un grosso cantiere per complessivi 365 giorni lavorativi, vale a dire quasi un anno e mezzo. Sarebbe stato meglio rinviare di due mesi la data d’inizio, consentendo ai commercianti le vendite del periodo natalizio e durante i saldi invernali, che possono salvare l’intera annata. Ci hanno interpellati appena 20 giorni prima, il tempo non è congruo: gli acquisti della merce si fanno anche sei mesi prima, con impegni di fidejussioni e titoli di debito”.

Marco Sulis poi ricorda il peso del settore in Sardegna: “I commercianti al dettaglio sono 40mila. In più ci sono circa 14mila pubblici esercizi e 30mila imprese che operano nei servizi: parliamo complessivamente di 84mila aziende che, nel silenzio e nella sofferenza economica, continuano imperterrite ad assicurare 200mila posti di lavoro, vale a dire il 65% della forza lavoro derivante dal settore privato. Ad essi aggiungiamo altre 150mila persone e oltre, tra titolari, coadiuvanti e collaboratori, cioè quelle categorie che non figurano quali dipendenti. Un vero esercito”.

“Tutte queste imprese che protestano poco e lavorano molto – conclude Sulis – tutti i giorni sono bistrattate dal credito, a cominciare dalle leggi di settore (la legge regionale n. 9 ormai è defunta) e dalla burocrazia, che ha assunto dimensioni mostruose. Ecco perché crediamo in questa proposta di legge, nella speranza che costituisca il volano per una serie di provvedimenti. Faccio alcuni esempi: c’è bisogno di una revisione della legge n. 5/2006 sul commercio, ormai obsoleta; occorrono nuove formule per facilitare l’accesso al credito delle Pmi, spesso sottopatrimonializzate (penso a nuovi fondi per i Consorzi Fidi, anch’essi ultimamente trascurati); poi una nuova legge di classificazione delle strutture alberghiere e l’incentivazione di voli low cost e trasporti marittimi a prezzi accessibili, per aiutare concretamente il turismo che è il motore di sviluppo della nostra economia. Apriamo, dunque, una nuova stagione di dialogo e confronto, purché in tempi strettissimi perché le aziende sarde sono allo stremo: nel primo semestre 2014 nell’Isola hanno chiuso altre 600 imprese del settore. Sono dati impressionanti che si ripercuotono anche in ambito sociale”.