Conca Illonis: evidenze di un insediamento sommerso a Cabras

La scoperta dell’architetto Giuseppe Sanna, 30 anni, e presentata ufficialmente qualche giorno fa. Il sindaco Andrea Abis: “Emerge un passato antichissimo di grandezza, ancora prima che i Fenici fondassero Tharros e che si chiuse con la meraviglia monumentale dei Giganti di Mont’e Prama. Possono aprirsi pagine nuove di ricerca e di studi per molti anni a venire”.


Per le ultime notizie entra nel nostro canale Whatsapp

Che la storia dell’Isola fosse ancora tutta da svelare è un dato risaputo ma un tassello importante è emerso grazie all’impegno e al lavoro di Sanna  che ha ricostruito e dimostrato cosa può celarsi sotto le acque dello stagno. Uno studio molto dettagliato è quello scritto nero su bianco nella relazione che ha presentato qualche giorno fa a Cabras e che l’architetto spera di poter proseguire anche in collaborazione con organi o enti preposti.

“L’area di Conca Illonis, posta all’angolo sud-ovest dello stagno, è già nota sin dalla fine dell’Ottocento per dei rinvenimenti di superficie dovuti ai lavori nei campi fino alle ultime ricognizioni di superficie effettuate tra il 2008 e il 2010 per l’adeguamento del PUC al Piano Paesaggistico Regionale.

Un’area tanto favorevole all’insediamento umano da essere vissuta dal Neolitico  sino ad almeno il Bronzo Recente stando agli scavi di alcune capanne ovvero lo stesso periodo dei nuraghi. A questi scavi e ritrovamenti superficiali sono inoltre riconducibili dei reperti che confermano ulteriormente la lunga vita di un insediamento tanto florido da aver attraversato i millenni per poi essere sommerso dalle acque dello stagno che un tempo ne aveva garantito la sussistenza.

 

Ed è proprio la ricerca costante dello studio proposto che ha portato a evidenziare la presenza di vere e proprie strutture architettoniche nelle acque poco profonde dello stagno, dando così il via in prima fase alla post produzione delle immagini per comprendere meglio che cosa si avesse di fronte.

Che le evidenze di Conca Illonis siano antropiche e non fenomeni naturali è possibile evincerlo dagli spessori stabili tali da suggerire delle murature, dalle forme geometriche prevalentemente circolari e dalle loro dimensioni, tutte apparentemente coincidenti con le caratteristiche della sopracitata architettura abitativa nuragica, fatta in prevalenza proprio di capanne a impianto circolare con muri di basamento in pietra abbastanza alti. Per cui se l’abitato rimane visibile nonostante i secoli sotto le acque, uno dei pochi casi che ci consentirebbe di vederlo emergere oltre il sedime di deposito sarebbero proprio dei setti sufficientemente alti da spiccare al di sopra”.

Un lavoro che è andato avanti per anni quello di Sanna, che con immagini e sopralluoghi ha potuto studiare la logica degli antichi: storia e cultura, quella conosciuta, sono state le basi per la sua ricerca, per lo studio che lo ha portato a ricostruire le dinamiche del tempo passato e che lo hanno ricondotto proprio dove oggi c’è lo stagno. Sagome viste dall’alto, perimetri e confini di un insediamento, del cuore dei nuraghi già visibili: uno scenario che apre le porte del passato florido che ha accompagnato la civiltà ancora misteriosa e complessa, quella che ha costruito le torri in pietra, ma non per caso, seguendo una logica ben precisa.

“La stessa ampiezza dell’area su cui sono evidenti le strutture, 19 ettari separati unicamente dalla striscia di terra della conca, confermerebbe l’eccezionalità della scoperta dato che precedentemente si riteneva “unicum un abitato nuragico superiore ai 3 ettari”, anche se la dimensione reale potrebbe essere decisamente più grande. Sia per la continuità di strutture che spariscono tra i fanghi e sia per la striscia di terra che separa le due porzioni visibili, la cui genesi andra studiata da opportune ricerche geologiche, rende difficile pensare che due porzioni di insediamenti cosi ampie ma allo stesso tempo vicine non fossero in continuità formale, giustificando una ricerca futura basata proprio sull’indagine della reale estensione dell’insediamento tramite le tecniche diagnostiche appropriate. Il fatto stesso che le ricognizioni di superficie eseguite nel corso di precedenti ricerche abbiano evidenziato tracce di insediamenti nella terraferma in prossimità del nuraghe Conca lllonis giustifica una ricerca in tal senso”.

Ecco alcuni passi dello studio: “Scendendo alla scala delle singole tipologie visibili si evidenziano tre casistiche meritevoli di approfondimento date le loro qualità uniche in un contesto estremamente denso ma alle volte ripetitivo se si guarda alla tipologia della capanna semplice.

La struttura A avente una conformazione planimetrica unica in tutto l’abitato per via della pianta circolare con corpo addizionato rimane isolata dalle altre capanne come a suggerire una mansione differente. La sua pianta potrebbe ricordare quella dei pozzi sacri e in particolare quello di Sa Testa a Olbia coincidente anche con le sue misure, entrambe comprese in una lunghezza massima tra i 18 e 1 20 metri, lasciando ipotizzare, fino a indagini più approfondite, una funzione analoga. L’insieme delle strutture B incuriosiscono per via della qualità planimetrica che le contraddistingue rispetto a un contesto più caotico e grezzo, dove al centro di una di esse si riconosce un elemento che a prescindere dalla post produzio ne risulta avere la forma di una croce, un unicum che necessita di essere chiarito da future indagini.

 

Infine la struttura C emerge con grande forza fra tutte per le notevoli dimensioni e gli spessori, rendendola di difficile inquadramento a causa della poca chiarezza dell’immagine a prescindere dal trattamento di post produzione adottato, specie perché sembrano scorgersi ulteriori ambienti interni a seconda della modifica cromatica adottata, lasciando più quesiti insoluti.

 

Le altre tipologie elencate nello studio interessano impianti circolari, a ferro di cavallo, di notevole varietà dimensionale e formale che rendono estremamente interessante ogni singolo aspetto di questo contesto.

L’importanza dell’identificazione di un abitato cosi vasto risiede inoltre nella potenziale quantità di reperti storici protetti dai fanghi che permetterebbero di colmare notevoli vuoti della cultura nuragica che tutt’oggi interrogano numerosi ricercatori, la cui qualità però dipenderebbe dal momento in cui lo stagno abbia esondato, che sia successo in maniera improvvisa e irreversibile o che questo sia avvenuto lentamente”.

Un lavoro, quello di Sanna, che vuole mettere in evidenza un “nuovo modo di fare ricerca sui nuraghi e la civiltà che li ha edificati tramite un approccio diretto sul campo supportato contemporaneamente dai mezzi digitali come il GIS e le foto aeree di varie annate, po- tendo aggiungere ulteriori informazioni alla ricostruzione di quei sentieri “invisibili” che un tempo univano queste torri megalitiche.

 

La costruzione di sentieri è propedeutica all’individuazione di nuove aree di ricerca o di approfondimento, per individuare nuraghi mancanti e leggere pienamente la percezione del paesaggio storico dei nuragici e della gestione delle loro risorse. Ed è stato proprio grazie a questo approccio di “connettere per ricostruire” che la ricerca proposta ha portato ad osservare determinate aree di interesse fino all’individuazione della città di Conca Illonis, con tutte le implicazioni che la sua scoperta comporta nella comprensione della civiltà nuragica. Una città che solo per il suo potenziale archeologico rappresenta un unicum di grande interesse in grado a sua volta di completare la lettura dei nuraghi disposti intorno ad essa e viceversa. L’auspicio è che venga aperto un fronte di tutela e ricerca su tutto il sistema dei nuraghi e della città sommersa in grado di completare la storia del Sinis e le sue origini con la possibilità, un giorno, che questo metodo di indagine si espanda in maniera sperimentale ad altri contesti della regione per ricercare le medesime risposte”.

Il tesoro del Sinis potrebbe benissimo esser denominato: “Ho chiuso un cerchio e spero di aprirne altri” spiega Sanna. Quel che è certo è che l’Isola mai smette di sorprendere e stupire e che nasconde un vero e proprio mondo, quello del passato, e che con impegno e dedizione potrebbe essere finalmente svelato.


In questo articolo: