Come Gomorra in via Seruci: spaccio gestito da famiglie, vedette e portoni blindati nelle palazzine

L’indagine avviato dalla DDA di Cagliari: cocaina, eroina, speedball, una piazza dello spaccio gestita da diverse famiglie in alcune palazzine blindate di via Seruci, organizzatissima ognuno con i suoi compiti e responsabilità. Cinquantacinque indagati

Una piazza di spaccio organizzatissima, ognuno con i suoi compiti e responsabilità, accordi per la spartizione dei punti di vendita, divisione di orari e un comune sistema di vigilanza dei luoghi dello spaccio. Benvenuti a Gomorra. No, in via Seruci,a Is Mirrionis. E’ il frutto della maxi inchiesta  della Squadra Mobile di Cagliari, nell’ambito di un’attività coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Cagliari, avviata fin dal mese di  giugno 2014

La centrale dello spaccio è stata individuata in  alcune palazzine in via Seruci, dove venivano vendute settimanalmente rilevanti quantità di stupefacente eroina, cocaina e la mistura delle due droghe, nota con il termine speedball.

“Le indagini hanno individuato la struttura del sistema con cui i sodalizi, spesso facenti capo a singoli gruppi familiari, mirano al controllo del territorio per la prosecuzione ininterrotta delle attività di spaccio – spiegano gli agenti.  La sorveglianza  dei luoghi dello spaccio  affidata ad un numero variabile di soggetti che vigilano sull’arrivo delle pattuglie delle forze dell’ordine e per coordinare l’afflusso delle migliaia di acquirenti che settimanalmente affollano i luoghi dello spaccio. Il sistema prevede inoltre l’adozione di misure  quali portoncini blindati, pesanti grate metalliche che ostacolano o impediscono i tentativi di irruzione e apparati di videosorveglianza per il controllo remoto dei punti di accesso.”

Le indagini hanno inoltre svelato che gli spacciatori adottavano il sistema di detenere piccoli quantitativi di stupefacente, sufficienti alle vendite per un ristretto arco orario, con il duplice scopo di profittare delle attenuanti previste e  per occultarlo o disfarsene più facilmente in caso di irruzione delle forze dell’ordine. Se la luce era accesa? Il segnale che la droga c’era.

Tutto ciò è stato possibile con  intercettazioni telefoniche e ambientali e con apparati di videosorveglianza, abbinati a discreti servizi di osservazione, che hanno permesso di individuare i canali di rifornimento per mezzo dei quali i sodalizi si approvvigionano dello stupefacente.

“I principali fornitori di sostanze stupefacenti, Andrea Farris, Cristian Viola, Alberto Partolino e Antonio Aramo”, che per agli agenti fungevano da veri e propri grossisti rifornendo pochi e fidati sodali.

In particolare Farris, secondo l’inchiesta si occupava della cessione a Marco Mura e alla figlia di quantitativi di cocaina  che poi vendevano. Il compito di Viola e Pratolino invece cedere la cocaina a Fabrizio Mulleri che a sua volta riforniva ben 18 gruppi familiari dediti allo spaccio. Infine Aramu riforniva di cocaina  i fratelli Massimiliano e Francesco Frau, che gli stessi destinavano alla vendita.

I riscontri raccolti hanno fatto emergere gli  elementi caratterizzanti la struttura  associativa che accomuna i gruppi che operano nella via Seruci. Le indagini hanno riguardato il periodo temporale 2014/2015 con segnalazione alla Autorità giudiziaria di 55 persone, a vario titolo, per i delitti di cui agli artt. 73 e 74 DPR 309/90. Nei giorni scorsi si è provveduto a notificare l’avviso conclusione indagini nei confronti dei soggetti indagati.

Nel corso dell’attività sono state sequestrate sostanze stupefacenti del tipo cocaina del peso complessivo di 103,372 grammi, eroina 16,869, speedball 99,364 e la somma in denaro contante di circa ventimila euro.

 


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