Comandini e Biolchini, il veleno sulla nuova giunta di Massimo Zedda

Il leader Pd: “Stop entusiasmo, al Pd solo 2 assessori”. Il giornalista: “Cagliari non ha mai avuto una giunta così modesta: nessun assessore si è mai occupato del settore che gli è stato affidato”

La nuova giunta Zedda non piace a tutti. In particolare a Piero Comandini e Vito Biolchini: il consigliere regionale del Pd, uno dei favoriti per diventare segrerario regionale del partito, fa notare come il sindaco abbia quasi annullato il Pd, dandogli due assessorati come a Sel e al Psd’Az, pur avendo ottenuto quasi il triplo dei voti, e un solo assessore in più di La Base che non ha raggiunto il 3 per cento. Il giornalista invece parla così: “La giunta Zedda bis lascia senza parole: da quando esiste il sistema maggioritario, mai Cagliari ha avuto un esecutivo così modesto. Basterebbe associare ad ogni assessore il suo curriculum per rendersene conto: quasi nessuno si è mai realmente occupato seriamente dell’ambito che gli è stato affidato, né ha fatto studi specifici”. 

Tranciante è però il commento più politico, quello di Piero Comandini: “Oggi si è insediato il nuovo Consiglio Comunale di Cagliari e la nuova Giunta a cui vanno i miei migliori auguri di buon lavoro. Ma per gli eccessi di entusiasmo che leggo in alcuni post da parte di autorevoli esponenti del Partito Democratico mi permetto di evidenziare che gli assessori del PD sono 2, e questo solo per rispetto dell’ aritmetica, piu che per rispetto della politica”. Chiaro il riferimento al Pd di Cagliari che ha di fatto esultato per una giunta nella quale il primo partito di Cagliari conta poco più di una lista civica. Ma sono le parole di Vito Biolchini nel suo blog ad allarmare soprattutto il centrosinistra. Ad esempio chi riconosce nella giunta uscente la presenza di tecnici di grande valore come Mauro Coni e Luigi Minerba, fatti fuori senza un motivo. “A fronte di tanta inesperienza e pochezza di competenze- scrive Biolchini- la scelta è stata dunque operata sulla base delle sole appartenenze partitiche. Le parole giuste che definiscono in base a quali criteri ci si è mossi, anche se ormai desuete, sono quelle di “lottizzazione” e “spartizione”. Da questa giunta (che si ostina a definirsi “di centrosinistra”) mancano così del tutto i rappresentanti delle categorie produttive, del mondo del volontariato, della cultura, dell’impegno civile, dell’associazionismo, e perfino del sindacato. Mondi tradizionalmente vicini al centrosinistra, ma che il centrosinistra però non vuole più rappresentare. Quindi questa giunta fotografa perfettamente la desertificazione di impegno politico che in appena cinque anni il centrosinistra è riuscito a provocare in città. Rieletto alla grande, libero da ogni vincolo, il sindaco ha così potuto finalmente fare una giunta che gli assomiglia veramente: povera di contenuti, autoreferenziale, incapace di rappresentare la realtà cittadina, attenta agli equilibri di potere, prona al fascino delle parentele.Quest’ultimo è un tema che meriterebbe un approfondimento a parte, ma capisco che a Cagliari niente è più pericoloso di ricostruire le genealogie (non a caso, il giornale cittadino da giorni evita accuratamente di dire ai suoi lettori che uno dei nuovi assessori è figlio di uno dei più importanti esponenti del Pd regionale, derubricando a pettegolezzo quello che è a tutti gli effetti un importante elemento della notizia)”. 


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