Claudia Zuncheddu: lingua blu, pastori ricattati con vaccini inutili

La denuncia: oltre al danno la beffa di una prevenzione inadeguata in Sardegna

«A tutt’oggi non si sa quale sia il vaccino adeguato all’epidemia in corso: il sierotipo a cui si attribuirebbe la genesi della malattia, isolato tempo fa, potrebbe aver subito mutazioni tali da richiedere l’allestimento di nuovi vaccini. Da qui la necessità di rispettare i normali protocolli internazionali in materia di indagine sui virus: occorre eseguire studi sierologici non a distanza di anni, come sta avvenendo ora, ma almeno ogni due mesi nel corso dell’epidemia, e i colleghi medici presenti in Aula sanno a cosa mi riferisco». Lo ha affermato la consigliera regionale di SardignaLibera, Claudia Zuncheddu, intervenendo questa mattina in Consiglio regionale sul disegno di legge della Giunta in materia di lingua blu.

«In molti allevamenti gli ovini vaccinati son ostati colpiti dalla malattia in egual misura rispetto a quelli non vaccinati: questo ci impone una riflessione sull’efficacia degli attuali vaccini, sui loro costi, su cosa ci sia realmente dietro. Non vorremo – spiega Zuncheddu – che i nostri pastori fossero vittime inconsapevoli di politiche criminali tendenti a svuotare i depositi di vaccini obsoleti delle case farmaceutiche».

«È poi mancato un piano di disinfestazione dei siti infestati da focolai di lingua blu e, contemporaneamente, la Regione non ha mai risposto – continua Zuncheddu – alle insistenti e disperate richieste dei pastori di introdurre nel piano della profilassi i prodotti farmaceutici (come il Butox, un repellente) usati per combattere il culicoides, che è il vettore di questo virus, e concorrere quindi a circoscrivere i focolai di epidemia».

«C’è poi il ricatto: pare che gli indennizzi siano condizionati alla somministrazione di questi vaccini inadeguati, non specifici e inefficaci. La patologia ha ormai raggiunto dimensioni drammatiche in termini di aggressività e diffusione. Ha colpito perfino le aree notoriamente non endemiche, come quelle montane ad un altitudine superiore ai 500mt. I nostri pastori sono preoccupati – conclude Zuncheddu – anche perché a tutt’oggi non sono ancora pervenuti gli indennizzi per i danni subiti dagli allevamenti nel 2012».