Cinema: Viaggio da Cagliari a Yagoua, Camerun, andata e ritorno

Il cinema, in ogni luogo, può essere strumento di ricerca della propria identità

Di Chiara Andrich e Andrea Mura

Siamo partiti con un’idea: che il cinema sia uno strumento di sviluppo per tutti i popoli del mondo, perché offre l’opportunità di diventare attori e non più spettatori del cambiamento, in questa epoca di grandi sconvolgimenti, economici e sociali. Siamo tornati con la certezza, corroborata dalla prova empirica. Il cinema, in ogni luogo, può essere strumento di ricerca della propria identità.

Il viaggio. Partiti da Cagliari, siamo arrivati in Camerun dopo due giorni di viaggio, passando per Roma, Istanbul, Yaoundè, Maroua e infine Yagoua. Abbiamo fin da subito percepito un gran caldo, rispetto all’inverno sardo all’arrivo a Yaoundè, la capitale del Camerun che si trova nel sud del Paese, il termometro segnava trentadue gradi e un alto tasso di umidità. Da qui abbiamo preso un volo interno verso il nord, direzione Maroua. Sorvolata la foresta tropicale, siamo atterrati nella savana, il noto Sahel. Il Camerun per la sua varietà naturalistica e di paesaggio è chiamato “la piccola Africa” e nel nostro viaggio lo abbiamo sperimentato, passando dai colori verdi e accesi del sud al giallo polveroso del nord che si avvicina al deserto del Sahara.

Questi territori sono abitati da tante etnie diverse, in tutto il Camerun se ne contano più di duecento. Nella zona di Yagoua ci sono prevalentemente i Masa, popolazione che si trova tra Camerun e Chad e conta circa duecentomila abitanti.

Quando siamo arrivati a Yagoua, al Centro culturale della Valle del Logone fondato dal missionario sardo Tonino Melis, siamo stati accolti con calore. Abbiamo portato con noi cinque valigie, cariche di attrezzatura per il laboratorio di cinema e tante provviste per Tonino, dal caffè al formaggio e al salame, tutte cose impossibili da trovare a queste latitudini. Tonino era visibilmente emozionato alla vista di tutte quelle prelibatezze e abbiamo festeggiato insieme l’inizio dell’avventura di Cine Yagoua.

Il laboratorio. Il giorno dopo è iniziato il laboratorio di cinema, nel Centro Culturale di Yagoua. Alla lezione introduttiva hanno partecipato sei ragazze: Rosette, Leya, Anasthasia, Simone, Hamaita; e sei ragazzi: Soupoursou, Zasmendjie, Laurent Haranga, Junior, Guibolo, Laurent Soussia.

Gli studenti, tutti tra i diciotto e i ventidue anni, si sono presentati: Amayta è interessata a raccontare attraverso il cinema questioni sociali come la condizione della donna e dei bambini; Soupoursou vorrebbe raccontare la cultura Masa e i riti di iniziazione, Simone è divoratrice dei film di magia nigeriani, Guibolo gestisce un canale youtube sull’informatica e vorrebbe fare dei tutorial più professionali, alle sorelle Lea e Anasthasia piace cantare e vorrebbero sperimentare la recitazione, i due Laurent sono appassionati di film d’azione, Junior ritiene sia importante che il cinema racconti la propria cultura, Rosette adora i film romantici e vorrebbe fare l’attrice.

Dopo tre settimane, alla fine del corso, hanno tutti costruito un pezzetto in più del loro sogno. I nostri allievi potranno continuare ad esercitarsi e fare nuovi progetti video con l’attrezzatura che abbiamo lasciato al Centro Culturale, tutta acquistata o donata grazie alla calorosa generosità di chi ha sostenuto il crowdfunding di Cine Yagoua.

Questi i quattro cortometraggi che sono stati realizzati:
Un dimanche au village di Haranga, Souporsou e Zasmendjie, documentario sulle tradizioni popolari dei Masa;
Fati di Hamaita, Leya e Anastasie, corto di finzione che affronta la problematica, molto sentita in Camerun, del maltrattamento dei figli da parte delle matrigne;
La preparation du bilbil d’Abbee di Sainte Claire, documentario su Abbee e la preparazione della bevanda tipica chiamata bilbil;
Centre culturel di Junior, documentario sugli studenti che frequentano il Centro Culturale della Valle del Logone.

Il cineforum
Il nostro progetto comprendeva anche una rassegna di documentari e corti realizzata in collaborazione con Sole Luna Doc Film Festival per la parte relativa ai documentari e Sardegna Film Commission per la parte relativa ai film d’animazione e cortometraggi sull’ambiente per ragazzi. Durante i tre fine settimana a Yagoua abbiamo proiettato che presso la sala della biblioteca del Centro Culturale 5 documentari e 5 cortometraggi che hanno ogni volta scatenato interessanti dibattiti sui temi dell’ambiente, della tradizione, dell’emigrazione e della identità culturale.

Sviluppi futuri
Durante la nostra permanenza abbiamo ricevuto la visita di Clèment Dili Palaï, preside della Faculté des Arts, Lettres et Sciences Humaines dell’Università di Maroua, con una delegazione di tre professori dei dipartimenti di Antropologia visuale, Archeologia e Architettura. Hanno visionato i corti realizzati dagli studenti di Cine Yagoua durante il laboratorio e hanno proposto di instaurare una collaborazione con il Centro Culturale e il Museo della Valle del Logone. E’ stata una bella soddisfazione.

Prima di ripartire abbiamo poi conosciuto Bassek Ba Kobhio, fondatore e presidente del Festival cinematografico Ecrans Noirs uno dei più importanti festival sul cinema africano che si svolge da ventitrè anni a Yaoundè. Bassek è inoltre uno dei registi camerunensi più conosciuti ed apprezzati nel mondo, autore di film come Sango malo e Le silence de la foret, presentati anche al festival di Cannes. E’ stato un incontro ricco di spunti e riflessioni sul cinema, sui rapporti tra Africa e Europa, sull’educazione all’immagine delle nuove generazioni. Gli abbiamo raccontato della nostra esperienza di Cine Yagoua e si è dimostrato entusiasta dicendo di essere interessato a proiettare tutti i corti dei nostri studenti al Festival Ecràns Noirs che si svolgerà dal 23 luglio a Yaoundè.

Insomma, è stata un’esperienza intensa e indimenticabile, durata un mese. Noi siamo Chiara Andrich e Andrea Mura, rispettivamente di Treviso e di Cagliari, due giovani professionisti che per un mese non solo hanno tenuto un corso di cinematografia e un cineforum sui diritti umani ma hanno potuto sperimentare ciò di cui parla Pablo Picasso nella celebre frase: tutto ciò che sei capace di immaginare, è reale. E noi abbiamo immaginato tanto fortemente questo progetto, che si è realizzato, andando contro ogni avversità e scetticismo e donandoci grandi emozioni e una conoscenza più profonda del mondo.


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