Ciao Oreste Pili, con lui se ne va l’ultimo grande testimonial del vero sardismo

Con Oreste Pili se ne va forse l’ultimo grande sardista in Sardegna. Un grande uomo. Un uomo buono, un uomo onesto. Se ne va a soli 65 anni, una settimana prima dell’alleanza tra il Psd’Az e Salvini

“Oreste, lo hanno arrestato”. Capoterra, autunno 1995. Io, cronista di 23 anni. Lui, assessore all’urbanistica a Capoterra nella stagione delle bombe: quasi ogni sera un attentato. Sullo sfondo il cemento, un immenso villaggio telematico che la Edilnord di Paolo Berlusconi voleva costruire dietro Poggio dei Pini, per duemila abitanti: si doveva chiamare “Capoterra 2”. “Oreste, lo hanno arrestato”. “Chi cazzo hanno arrestato?”. “Gerolamo Sanzone”. “Ah”. Era il proprietario dei terreni che dovevano essere venduti a peso d’oro alle società vicine a Berlusconi. L’ultima bomba qualche sera prima, a una ragazza che aveva detto no in consiglio comunale, Carla Melis. Per difendere l’ambiente dal cemento.

“Scrivi questo, se vuoi: io sono un garantista, io credo nella giustizia. Sino a quando non c’è una condanna definitiva, una persona è innocente”. La persona che fu poi condannata per avere messo davvero le bombe a loro, gli amministratori di Capoterra. Con Oreste Pili se ne va forse l’ultimo grande sardista in Sardegna. Un grande uomo. Un uomo buono, un uomo onesto. Se ne va a soli 65 anni, una settimana prima dell’alleanza tra il Psd’Az e Salvini. Mi piace pensare che nella sua stratosferica integrità morale si sarebbe un po’ ribellato. Aveva un amore immenso per la nostra terra. Ricordo come parlava in sardo coi suoi amici e con la sua famiglia, la sua limba era una dolcissima musica. La sua casa era sempre aperta a tutti, insegnante dal cuore d’oro.  Ma se per sempre esisterà il sardismo, sarà quello di Oreste Pili. Vogliamo ricordarti per sempre così. In segno di vittoria, per quello che per sempre ci hai lasciato. 

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