Chi era Giacomo Serra, al Teatro di Serrenti

Focus sulla vita di miniera e sul tema cruciale del lavoro


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Visioni dell’Isola tra passato e presente per TeM/Teatro e Musica 2014 (la rassegna organizzata dal Teatro del Segno in collaborazione con Momotù): sabato 22 febbraio alle 21 al Teatro di Serrenti va in scena “Chi era Giacomo Serra”/ studio per uno spettacolo sul lavoro, con drammaturgia e regia di Stefano Ledda e un nutrito cast, per un affresco della Sardegna degli Anni Trenta che mette l’accento sulle condizioni di lavoro nelle miniere, con l’avvento del nuovo sistema di pagamento a cottimo, in cui conta più la quantità che la qualità del lavoro.
La figura quasi leggendaria di Giacomo Serra, tratteggiata da Sergio Atzeni ne “Il figlio di Bakunin”, e varie suggestioni dal “Paese d’ombre” di Giuseppe Dessì forniscono gli elementi fondamentali e le coordinate di un racconto per quadri, affidato alla voce di sei personaggi (interpretati da Anna Paola Marturano, Daniela Collu, Roberta Loddo, Rosellina Lo Nardo, Francesco Cittadini e Massimo Pruna). La pièce del Teatro del Segno affronta temi cruciali come lo sfruttamento della manodopera in nome del profitto a fronte del riconoscimento dei diritti degli operai, frutto di dure lotte e estenuanti trattative, in cui non mancarono episodi drammatici, come l’eccidio di Buggerru nel 1904 cui seguì il primo sciopero generale della storia d’Italia.
La rivoluzione economica e sociale prima, e culturale poi determinata dallo sviluppo dell’attività mineraria in Sardegna, con la trasformazione dei braccianti in operai specializzati e i cambiamenti nel ruolo e nella vita delle donne, non più confinate tra le mura di casa ma impiegate, maestre, cernitrici e operaie, porta con sé oltre a un relativo benessere anche una coscienza di classe, rafforzata dalle prime battaglie sindacali. La rivendicazione di una dignità dei lavoratori si contrappone alla logica del mero guadagno, e per contrasto l’incremento della produzione ottenuto grazie al cottimo corrisponde a una minore attenzione alla qualità e alla sicurezza: la realizzazione di un’impalcatura a regola d’arte richiede più tempo e cura di una struttura approssimativa, ma mette al riparo da crolli improvvisi e possibili incidenti.
La scelta di Giacomo Serra – in opposizione alle nuove istanze e ai nuovi ritmi produttivi – di continuare a costruire impalcature ben fatte, per salvaguardare e proteggere i compagni di lavoro, viene vista alla stregua di una ribellione, se non di una testarda e “ideologica” resistenza alla “modernità”, ma non basta un singolo individuo – e neppure una tragedia – ad arrestare il meccanismo inesorabile del “progresso”.
Il pensiero politico – e quindi la visione del mondo – fanno un tutt’uno con l’atteggiamento e i comportamenti concreti di un personaggio che incarna un’idea della società e dell’uomo in cui la dignità è un valore intangibile, e un uomo si riconosce dalla qualità della sua opera. Una dimensione quasi artigianale che viene cancellata dalle catene di montaggio, dove l’operaio è solo un ingranaggio, per giunta fragile e magari difettoso, della macchina; reso ancor meno importante con l’utilizzo delle nuove tecnologie, che sostituiscono la manodopera con i robot.
L’industria moderna ha sempre meno bisogno di uomini, e soprattutto di operai e il potere contrattuale di quella “forza lavoro” che una volta era risorsa strategica è ormai venuto meno (per non dire delle recenti delocalizzazioni, che privilegiano Paesi in cui le norme di sicurezza e il rispetto dei lavoratori sono ancora chimere). I criteri quantitativi per misurare la produttività continuano a mietere vittime, anche nel cosiddetto terziario, dai call center alle nuove forme di lavoro interinale e precario, che trasformano sempre di più il mondo del lavoro in una jungla senza regole né principi.
I risultati si vedono nelle morti bianche, nella piaga del lavoro nero, nei ponti e le scuole che crollano, nelle infiltrazioni della criminalità organizzata: notizie di cronaca, ma solo la punta di un iceberg del sommerso, in una deriva pericolosa che rischia di cancellare anni, anzi decenni di civiltà.

TeM/ Teatro e Musica 2014
Biglietti: intero 10 euro – ridotto 8 euro (under 26 – over 65) – Abbonamenti: 24 euro
Info e prenotazioni: tel. 070 680229 e/o [email protected]


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