Cellulare in classe: ora forse si può

Fa molto discutere la proposta della Ministra Fedeli di introdurre lo smartphone come strumento di ricerca in classe

La Ministra della pubblica istruzione Fedeli ne spara una al giorno, tanto che si potrebbe già comporre un florilegio delle sue innovative proposte, discusse e discutibili. Tra l’accorciamento del curriculum delle superiori, già in fase di progetto, l’obbligo dello studio dell’Inglese per i prof, dopo la sua “laurea” che in realtà era un diploma, ecco l’ultimissima boutade della Ministra: «Una commissione ministeriale s’insedierà per costruire le linee guida dell’utilizzo dello smartphone in aula. Entro breve tempo avrò le risposte e le passerò con una circolare agli istituti».

Avete capito bene: si vuole istituzionalizzare l’uso degli smartphone in possesso degli alunni, che ora in certe scuole vengono addirittura depositati fuori dalle aule all’ingresso in aula, con la motivazione che si tratterebbe di oggetti ormai talmente familiari alle nuove generazioni da costituire un utile strumento di ricerca rapida anche in classe. Del resto si sa: i nostri ragazzi sono multitasking: capaci di ascoltare una lezione frontale del prof mentre guardano e smanettano sul display.

Dunque, se la proposta passasse, il simbiotico rapporto dei giovani con il loro telefonino, causa spesso di abitudini pericolose secondo i recenti studi, non cesserebbe nemmeno a scuola.

C’è chi sostiene che la banda larga di ricezione per un corretto ed immediato uso dei cellulari di nuova generazione è assente in quasi tutte le scuole, quindi il risultato sarebbe quello di legalizzare le chat e le foto in classe, più che garantire le ricerche online. Ma tant’è, questa è la proposta.

Addio alle tanto temute ‘interrogazioni’degli insegnanti: ogni risposta è lì, sul cellulare, che di questo passo forse renderà inutile la presenza di guide alla lettura o altre inutili e barbose lezioni magistrali.

Che ne pensate?


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