Castello, l’anima di Cagliari si sente isolata: “Più servizi, il rione torni quello di un tempo”

È il rione meno popoloso della città, eppure tutta la storia cagliaritana inizia qui. Pochi servizi e molte “speranze” da parte di commercianti e residenti. “Proviamo a resistere, i turisti restano a bocca aperta per il mix tra bellezza e degrado”

Passeggiando tra le sue viuzze l’aria della “vera Cagliari” si respira ancora, anche se ogni tanto viene “miscelata” dallo smog delle automobili. Da qualunque lato lo si guardi, Castello è sempre un rione che affascina. Ma che fa sempre più fatica a parare i colpi dell’abbandono. Il pullman non passa più da un anno e mezzo, l’ufficio postale è ormai un lontano ricordo, idem per il tabacchino. Piccole cose, forse, che però, sommate a un’assenza totale di eventi, fanno piombare il rione in una sorta di “bello addormentato”. L’eco delle voci dei tanti amanti del mercatino all’aperto rimbomba ancora, con piacere, nelle orecchie di chi ha un negozio. Chiude il cerchio la grana dell’accessibilità: gli ascensori, storia nota, sono fuori servizio un giorno sì e un giorno no. Nonostante questo, i turisti scelgono di fare una delle due salite che portano nella Cagliari più storica.
C’è Tony Di Giovanni, proprietario da cinque anni di una bottega di alimentari, e da due di un’osteria. “Sono nato in Marina e ho deciso di scommettere su Castello. Il quartiere è bellissimo ma abbandonato, una difficoltà per noi e una tristezze per tutta la città”. Da 35 anni, in via Lamarmora, Biba Abis dirige, all’interno di metri quadri decisamente storici, La bottega delle meraviglie. “I mobili sono gli stessi di decenni anni fa, gli oggetti belli che propongo fanno a pugni con il degrado del rione. Il Comune chiude molte strade al traffico e, anziché farlo anche in una parte di Castello, preferisce sbarrare gli accessi, rendendo tutto più difficile”. Le tante sveglie all’alba sono invece l’inizio della storia lavorativa di Simone D’Angiolella, unico panettiere del quartiere. “Bisogna valorizzarlo con eventi, i turisti passano sempre anche per queste vie. Ci sentiamo un po’ ghettizzati. La mia fortuna è il poter lavorare qui a Castello, dove gli abitanti, oltre che clienti, diventano anche amici, non passa giorno senza qualche bella chiacchierata”.