Casa distrutta dal fuoco a Quartu: “Noi e i nostri 3 bimbi vivi ma non abbiamo più nulla”

La disperazione di Sabina Mucelli e Osvaldo Marcia. Appartamento popolare di via Ariosto ko, vestiti mobili e giochi in cenere: “Abbiamo rischiato una brutta fine, tutto il vicinato ci ha subito aiutati e salvati nonostante il fuoco e il fumo. Chi può aiutarci, soprattutto con abiti per bambini, è il benvenuto: speriamo di tornare al più presto nella nostra abitazione”. Tempi di Area permettendo. VIDEO INTERVISTA


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Sono vivi per miracolo e devono il fatto di essere ancora in piedi, soprattutto, al caso. Il rogo partito da una ciabatta elettrica che ha devastato l’appartamento di Sabina Mucelli e Osvaldo Marcia in via Ariosto a Quartu Sant’Elena è divampato quando, sia la coppia sia i loro tre figli di tre, sette e undici anni, erano già svegli. Il fumo sempre più nero, l’aria sempre più irrespirabile secondo dopo secondo, il tentativo di domare un rogo incontrollabile con una coperta: “Sono stati minuti di terrore”, racconta Sabina. “Stavo per uscire con uno dei miei figli per portarlo a scuola. Ci hanno salvato i vicini, tutto il vicinato si è subito preoccupato. Non si vedeva quasi nulla, la paura è stata tanta”. I vigili del fuoco sono riusciti ad avere ragione delle fiamme, i danni sono comunque ingenti. Nella camera da letto della coppia c’erano mobili, vestiti e giochi. Tanti pacchi, contenenti anche doni ricevuti da altre persone. Cinque in casa popolare, un solo stipendio, quello da muratore, lavoro svolto da Osvaldo negli ultimi tempi: “Io ho 39 anni ma devo badare ai nostri piccoli”, prosegue Sabina Mucelli. Da qualche ora vivono a casa di alcuni parenti: il loro appartamento al primo piano della palazzina è inagibile, chissà sino a quando.
“Abbiamo perso praticamente tutto. I vestiti dei piccoli e anche i miei, i loro giochi e tanti altri oggetti. Chiunque volesse donarci qualcosa può chiamare il +393701342597. Stiamo ricevendo già tante manifestazioni di affetto”. La donna viveva in quella casa “da tanti anni, sin da quando ero bambina. Ed è lì che, presto, spero di poter tornare a vivere. Quella è casa nostra, vogliamo ritornarci”. Tempi burocratici di Area permettendo.


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