“Caricati di responsabilità e lavoro e sottopagati”, sciopero degli infermieri in Sardegna

Infermieri, Oss e il resto del comparto sanità della Sardegna ha manifestato questa mattina a Cagliari, con uno sciopero generale di 24 ore, promosso dal Sindacato del NurSind. “Non desideriamo creare ulteriore disagio ai cittadini. Ma lavoriamo con un carico di responsabilità enorme, senza alcun riconoscimento e con gli stipendi più bassi d’Europa”

Infermieri, Oss e il resto del comparto sanità della Sardegna ha manifestato questa mattina a Cagliari, con uno sciopero generale di 24 ore, promosso dal Sindacato del NurSind. La manifestazione si è tenuta a Cagliari, in piazza Ingrao dalle ore 10.30, in zona Consiglio Regionale, per far sentire alla politica la voce di tutte le segreterie NurSind dell’isola. Erano presenti infatti Fabrizio Anedda, rappresentante per Cagliari, Fausta Pileri per Sassari, Mauro Pintore per la segreteria sindacale di Nuoro, Angela Dessì per Oristano. Ancora Achille Caddeo per Olbia e Marco Zurru per Carbonia. I rappresentanti sindacali Nursind, insieme al resto dei lavoratori del comparto, hanno sposato le motivazioni nazionali per le quali è stato indetto lo sciopero, e hanno inoltre esteso l’elenco puntato con le criticità specifiche del caso della regione Sardegna.

Il caso Sardegna, le criticità della sanità isolana. “Con questo sciopero non desideriamo creare ulteriore disagio ai cittadini – hanno detto subito i rappresentanti del NurSind – desideriamo però che tutti sappiano e riconoscano che gli infermieri sono una risorsa fondamentale per tutti i sistemi sanitari del mondo, anche se evidentemente non abbastanza per il nostro Governo e le nostre Regioni. Infatti, il governo Draghi non ha ritenuto di dare alcun segnale di vicinanza agli operatori sanitari (infermieri, ostetriche, OSS, ecc), erogando già da questo mese le risorse stanziate a dicembre 2020. Il personale medico già da un anno ha giustamente ricevuto mezzo miliardo di euro, il restante personale sanitario e sociosanitario ancora attende”.

Infermieri, assistenza 24 ore. “Lavoriamo con un carico di responsabilità enorme, senza alcun riconoscimento e con gli stipendi più bassi d’Europa. La nostra professione, indispensabile in ogni ambito sanitario, gode di scarsa considerazione ed è intrapresa ormai da pochi, mentre tanti sono coloro che, formatisi nelle nostre Università, migrano all’estero attratti da condizioni di lavoro ed economiche migliori. Vogliamo poter dare ai nostri concittadini un’assistenza di qualità ma abbiamo bisogno di un corretto rapporto infermiere/pazienti e di veder riconosciute e valorizzate le nostre competenze. Vogliamo poter svolgere l’attività libero professionale, superando il vincolo di esclusività di rapporto, e poter avere una carriera professionale che premi le competenze specialistiche”.

Le modalità della protesta. “Chi di noi può si ferma e sciopera, gli altri garantiranno i servizi essenziali, come sempre. Confidiamo nel fatto che tutti coloro che hanno apprezzato il nostro coraggio e il nostro lavoro durante la prima ondata pandemica possano condividere le ragioni della nostra manifestazione. E’ proprio a loro e ai rappresentanti delle istituzioni, dell’informazione e della società civile che chiediamo un gesto di solidarietà, consapevoli del fatto che migliorare le nostre condizioni di lavoro significhi migliorare l’assistenza per tutti.

La realtà del Sistema Sanitario della Regione Sardegna. “Non riesce a rispondere alle esigenze dei cittadini che subiscono la inadeguata programmazione che causa la riduzione dei posti letto e lo smantellamento dei servizi e presidi periferici. Gli infermieri subiscono l’insufficiente pianificazione di azioni di biocontenimento all’interno delle Aziende, con regole eluse nella forma e nella sostanza nonostante ci troviamo a distanza di circa due anni dall’inizio pandemia. Le procedure di stabilizzazione del personale precario e il concorso pubblico per Infermieri ancora languono tra le lungaggini burocratiche, moltiplicando le lacune organizzative all’interno delle aziende ospedaliere, costrette a comprimere ulteriormente i diritti contrattuali degli Infermieri e trasformando l’emergenza in ordinarietà”.

“La mobilità e lo spostamento del personale, avviene sempre più arbitrariamente, senza logiche o indirizzi prestabiliti, il demansionamento professionale determina un eccessivo ricorso ai tribunali con sistematica soccombenza delle Aziende che tuttavia persistono inspiegabilmente nel mantenere le loro posizioni. Registriamo inoltre la sistematica riconversione di Unità Operative ordinarie in Unità Operative sub-intensive e/o infettive di fatto, ma senza la formale e doverosa individuazione da parte degli organi Regionali di un nuovo sistema di accreditamento e nuove e coerenti dotazioni organiche con le relative indennità previste dalle vigenti normative. Gli Infermieri sono stati al servizio della popolazione sin dalla prima ondata pandemica, lavorando senza dispositivi di protezione, venendo contagiati, in condizioni di estrema emergenza ma senza avere a tutt’oggi riconosciuta la indennità di malattie infettive.

Su altri istituti contrattuali sono stati siglati accordi mai mantenuti. Siamo stanchi di proclami e belle parole per gli Infermieri, alle quali non seguono atti concreti che ne migliorino la qualità lavorativa e di vita, siamo stanchi di subire la cattiva amministrazione della Sanità Sarda, la quale trova tempo e risorse per nomine, incarichi e lauti incentivi ai singoli dirigenti, ma mai un occhio di riguardo alla salute degli Infermieri e le loro condizioni di lavoro”.


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