Carceri, SDR: preoccupazione per incremento posti letto a Uta

Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”

“Essere in condizioni di sovraffollamento ancor prima di essere inaugurato è il paradosso in cui rischia di trovarsi il Villaggio Penitenziario di Cagliari-Uta. L’intenzione dell’Amministrazione Penitenziaria di incrementare da subito il numero di detenuti per cella, che ha determinato lo stato di agitazione proclamato dai segretari regionali PolPen di Uil, Sinappe e Cgil, appare come un’inequivocabile testimonianza della volontà di moltiplicare la presenza di persone private della libertà nell’isola e le relative servitù penitenziarie”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, precisando che “il programma del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, con la costruzione di quattro nuovo mega Istituti lontani dai centri urbani e con l’ampliamento delle relative aree territoriali, è stato chiaro fin dal primo momento giacché la capienza regolamentare è passata da 1000 a circa 2000 detenuti”.

“Ciò che sta a cuore al DAP – sottolinea Caligaris – non sembra il recupero delle persone che hanno commesso dei reati attraverso programmi riabilitativi affidati a specialisti e un ragionevole utilizzo delle risorse umane, quanto piuttosto la necessità di disporre di più ampi spazi detentivi per distribuire detenuti nel territorio della Sardegna scaricando sugli Agenti della Polizia Penitenziaria la responsabilità del controllo peraltro affidato prioritariamente a sistemi operativi telematici”.

“L’esempio di Oristano-Massama, dove il terzo letto è divenuto prassi, nonostante la presenza di ergastolani e detenuti sottoposti a regime di Alta Sicurezza, sta evidentemente convincendo il DAP che – evidenzia la presidente di SDR – si tratta di una misura applicabile senza problemi trascurando gli indirizzi normativi volti a ridurre il numero dei privati della libertà attraverso le pene alternative”.

“Il passaggio epocale che ha portato alla chiusura dell’ottocentesco Istituto cagliaritano, malsano e sovraffollato, rischia insomma di trasformarsi in un serio problema. Alle questioni ancora irrisolte sul piano della salubrità della zona industriale in cui è ubicata la mega struttura, sotto il profilo dei lavori in corso per completare il Padiglione del 41bis, sul fronte delle oggettive difficoltà a raggiungere il sito per i familiari e con riferimento alle disfunzioni registratesi nell’area sanitaria non possono ora aggiungersi – conclude Caligaris – ulteriori complicazioni. Sarebbe pertanto opportuno fermare un momento la macchina e procedere con la necessaria lungimiranza. Con la fretta è noto che non si risolvono i problemi.