Carceri, SDR: in 13 mesi detenuti a Uta da 340 a 570 (+60%)

Invariato però è rimasto il numero degli Agenti e degli Educatori

“I detenuti della Casa Circondariale di Cagliari-Uta in poco più di un anno sono passati da 340 a 570, facendo registrare un aumento di circa il 60%. Invariato però è rimasto il numero degli Agenti e degli Educatori. Dati oggettivi sui quali occorre riflettere anche perché le presenze nel Penitenziario cagliaritano eccedono la capienza regolamentare (557) e hanno determinato l’inserimento nelle celle, progettate per due, di un terzo letto”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, ricordando che “il trasferimento dei 340 detenuti da Buoncammino a Uta è avvenuto il 23 novembre 2014”.

            “Esaminando i dati diffusi dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che fotografano la realtà detentiva al 31 dicembre 2015, non si può fare a meno di considerare – aggiunge Caligaris – la crescita esponenziale dei cittadini privati della libertà ristretti nelle celle del Villaggio Penitenziario nell’area industriale di Cagliari a circa 23 chilometri dal capoluogo di regione. Numeri che confermano la tendenza a saturare in breve tempo gli spazi disponibili senza però considerare le scarse opportunità di lavoro per chi deve scontare la pena”.

            “Il carcere di Cagliari-Uta, come precedentemente Buoncammino, continua ad essere – sostiene la presidente di SDR – la cartina di tornasole del sistema detentivo in Sardegna. A preoccupare è l’altissimo numero di tossicodipendenti (40%), di anziani affetti da diverse patologie (un uomo e una donna di 83 anni) e perfino di un obeso di 250 chilogrammi. Il Centro Diagnostico Terapeutico, nonostante la nuova struttura, non è in grado di accogliere più di 24 pazienti e in assenza di Operatori Socio Assistenziali l’accudimento delle persone con gravi patologie è garantito da detenuti-volontari. La struttura, articolata in diversi edifici, è dispersiva e di difficile gestione”.

            “Relativamente ai numeri però si può affermare che la situazione è particolarmente critica nelle due Case di Reclusione destinate ai detenuti in regime di alta sicurezza: Nuchis-Tempio (196 ristretti per 167 posti regolamentari) e Massama-Oristano (279 detenuti per 260). La situazione, peraltro al limite a Sassari (413 detenuti per 455), rischia di peggiorare con la chiusura del San Daniele di Lanusei (35 per 33 posti). In quest’ultimo carcere infatti sono reclusi sex offender e protetti che saranno distribuiti tra Bancali e Uta. Davanti a questo quadro occorre infine collocare la carenza di Direttori (in trasferimento Carla Ciavarella, restano stabili solo 5 per dieci Istituti) e un Provveditore a scavalco. E c’è pure – conclude ironicamente Caligaris – chi vuole riaprire l’Asinara!”.