“Capra” alla consigliera comunale, caos al voto sulla cittadinanza alla Segre a Capoterra

Seduta infuocata in consiglio comunale prima del voto per la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita sopravvissuta ad Auschwitz. Il presidente Piano e il consigliere Magi hanno urlato “capra” alla consigliera Marcis. Clima infuocato, seduta sospesa. La rissa verbale finisce in tribunale. GUARDA IL VIDEO

Insulti in aula al voto sulla cittadinanza onoraria a Liliana Segre. E il caso finisce in tribunale. Caos ieri sera al consiglio comunale di Capoterra. Tutto al voto sulla cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz negli anni ’40 del secolo scorso. Tra i protagonisti il presidente Stefano Piano e i consiglieri Franco Magi, Psd’Az e Roberta Marcis, consigliera di centrosinistra.

“Nel consiglio di ieri la consigliera Marcis, ha attaccato il presidente del consiglio Piano”, racconta Magi, “gli imputava di aver convocato il consiglio di mattina, di non averle dato la parola e di violare i suoi diritti democratici. In questo contesto inizia la lite con Stefano Piano, con insulti e minacce di querela. Piano le ha  detto “capra” e ha fatto bene. Io sostengo il presidente del consiglio”, sottolinea Magi, “perché capra non è un’offesa, come comprovato da una sentenza che ha assolto il critico d’arte Sgarbi. Lei invece ha lanciato offese ben peggiori nei nostri confronti. La denunceremo per averci definito fascisti”.

Clima infuocato, seduta sospesa e tanti i punti inevasi in consiglio. E ora lo scontro finisce in tribunale. “Ho querelato Piano e Magi”, commenta Roberta Marcis, “mi hanno dato della capra ed è un reato perché Sgarbi è stato condannato per questo. Hanno avuto atteggiamenti sessisti nei miei confronti. Loro sostenevano che io non avessi portato il regolamento in commissione e che non l’avessi discusso, ma sono in possesso della documentazione che li smentisce. Animi scatenati per una donna mite come la Segre: è vergognoso. Il punto è che a loro da fastidio per la mia libertà di parola senza condizionamenti e perché sono un pilone portante dell’amministrazione Dessì e vogliono buttarmi giù”.


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