Capoterra, il giorno della disperazione per Fausto Piano

Momenti di angoscia a Capoterra dopo la notizia che Fausto Piano sarebbe tra i due italiani uccisi dall’Isis: ecco chi era il tecnico rapito. Il sindaco: un grandissimo uomo

Sono momenti di angoscia, disperazione e incredulità quelli che si stanno vivendo in queste ore a Capoterra, da quando è giunta la notizia della morte di Fausto Piano. Il tecnico 61 enne originario della città alle porte di Cagliari, era stato rapito insieme ad altri tre italiani lo scorso 20 luglio, nella zona di Mellitah, vicino a Tripoli. Da allora nessuna notizia, fino al tragico epilogo oggi.

Secondo le notizie frammentarie diffuse, Piano, insieme al collega siciliano, Salvatore Faillo sarebbero stati usati come scudi umani, e uccisi durante un trasferimento alla periferia di Sabrata, nel sud del paese. Il convoglio sul quale viaggiavano sarebbe stato attaccato e tutti i passeggeri sarebbero morti. Lo ha reso noto questa mattina la Farnesina che ha informato i familiari dopo la diffusione di alcune immagini di vittime della sparatoria. Purtroppo non sembrano esserci più dubbi,  ma manca ancora l’ufficialità della Farnesina che arriverà solo quando recupereranno il corpo.

Chi era Fausto Piano. Il Tecnico di Capoterra aveva lasciato la sua amata Sardegna per lavoro nel 1991.  Da quattordici anni lavorava nel Nord Africa per la Bonatti Spa, come capo officina.  In città era molto stimato e conosciuto da tutti come un grande lavoratore. Appena era possibile  faceva rientro nella sua Isola; lo scorso luglio una settimana prima del suo rapimento si trovava in vacanza a Cala Gonone, come testimoniano le foto pubblicate sul suo profilo FB. Sposato, padre di tre figli: Giovanni, Stefano e Maura  che attendono invano da mesi che Fausto torni a casa. E oggi questa notizia affievolisce le loro speranze.

 

Il Sindaco di Capoterra, Francesco Dessì non ha parole per i risvolti tragici che ha preso il rapimento del suo concittadino: “Conoscevo personalmente Fausto e sono incredulo, non è possibile. Era un grande operaio, un grande lavoratore,  questa è una enorme perdita per l’intera comunità.”

Intanto, la famiglia che in questi mesi è sempre stata molto riservata non rilascia dichiarazioni e si chiude nel suo dolore nella casa di via Carbonia.


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