Cammino Nuovo, quel parcheggio fuori dal tempo mentre Castello muore

Anacronistico costruire una grande area di sosta sotto le mura


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I ragazzi, ormai dai capelli bianchi e le bianche mura. La telenovela del parcheggio di Via Cammino Nuovo, sta ormai diventando una leggenda. La più lunga storia di un parcheggio divenuto parco, del park diventato parking. Che peccato, ai miei tempi per tirarsela era bello usare il francese. Est plus facile. L’inglese agevola l’equivoco fra parking parcheggio e park parco. Per chiarire: sopra il parking al massimo si può mettere, rispetto a ora, solo qualche vaso. Il Parco chiamiamolo giardino pensile, giardino ma Parco non si può sentire. E’ difficile condividere la scelta dell’amministrazione comunale. Le motivazioni, sono differenti, seppure portino allo stesso risultato, rispetto a quelle che si adducevano fra il 2000 e il 2011. Nel contrasto al parcheggio, si ritrovavano tutti, erano d’accordo due o tre eminenti politici, tecnici e consiglieri. La contrarietà verteva, a grosse linee per semplificare, sulla tipologia architettonica, sulle scale mobili, tubi inox, ristoranti sul rivellino piemontese. Interventi non confacenti al valore storico della rocca. Oltre ai costi di manutenzione ordinaria. Passati dodici anni, direi quattordici, le argomentazioni sono diverse. Oggi bastano semplicemente tre parole: inattuale, fuori contesto, antistorico. Sono stati trasferiti tanti servizi e la popolazione è nettamente diminuita. L’A.P.C.O.A. è vuoto, o meglio il parcheggio di Via Regina Elena, con i resti di un’area attrezzata per lo sport. L’ospedale Civile è stato quasi svuotato, la Clinica Macciotta traslocata, gli studenti trasferiti.

Tante cubature, fra immobili liberati e servitù militari dismesse, da riattare e da utilizzare per altri scopi. Parcheggi dell’Ospedale San Giovanni di Dio, dell’ex Clinica Aresu, di Via Fara, la Fossa di San Guglielmo, l’Ospedale Militare. Ci andrei cauto, la domanda è: serve il trambusto di anni di lavori pubblici, peraltro ad alto rischio. E’ possibile una soluzione alternativa? Possono essere rimodulati i fondi, distribuendo le risorse in cose più urgenti. E’ soprattutto non sarebbe opportuno verificare e progettare il compendio nel suo complesso. Al di là di tutto, ciò che lascia perplessi è la mancanza di un quadro generale di riferimento. Mancano tutti gli strumenti urbanistici: dal P.U.C. aggiornato al P.P.R., al P.P.C.S., al P.U.M. La più grave inconcludenza sta appunto nell’inesistenza di norme particolareggiate. Eppure si afferma che deve essere costruito ma con varianti o stralci. E’ difficile sintetizzare quattordici anni di discussioni e di pareri, che si contrappongono. In cui cambiano le parti fra favorevoli e sfavorevoli. Coerentemente o incoerentemente.

Non è una guerra fra parti politiche opposte, tanto meno una divisione ideologica fra parti avverse. Semplicemente posizioni diverse e di metodo, fra assertori di una soluzione o di un’altra soluzione. Ripeto è ormai anacronistico pensare a un’area di sosta sotto le mura. Mentre ci piace il verde e tutto ciò che abbellisce la città. Oltre la considerazione che gli interventi dell’amministrazione sul traffico e la mobilità sono ottimi. E il servizio pubblico di trasporto incomincia a funzionare. Il tema è un altro: come salvare un Quartiere che muore. A che serve mettere a soqquadro tre zone della città con lavori che pare dureranno anni, sei. Per cosa? Spiegatelo. E’ il caso di andare oltre la contestazione ridicola, viene da ridere, sui soliti quattro gatti. Infatti, oggi le partecipazioni oceaniche alle riunioni di partito e alle assemblee, sono all’ordine del giorno. Cari Amministratori, è vostro intento costruire il parcheggio, siete convinti. Avete avuto mandato dai cittadini, per cui fatelo sto parcheggio. Volete costruirlo? Costruitelo. E tutti vissero felici e contenti. Questa volta, non credo. Gianfranco Carboni