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Call center a Cagliari, giovani come schiavi: la direttrice inflessibile e le dimissioni in bianco

di Jacopo Norfo
23 Agosto 2019
in cagliari, il-diavolo-sulla-sella

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Cagliari, inferno nel call center tra insulti, umiliazioni e ricatti

Dimissioni firmate in bianco al momento delle assunzioni. Una “direttrice” inflessibile pronta a bacchettare e rimproverare, giovani lavoratori cagliaritani trattati come schiavi in due call center. Le sedi che cambiavano continuamente: chi sono e come hanno vissuto davvero, nel terrore professionale, questi ragazzi? Vivevano sotto ricatto, con condizioni lavorative che definire precarie sarebbe definire un eufemismo, Sino al brillante blitz dell’ispettorato del lavoro, reso noto oggi, che ha fatto emergere un quadro allarmante, sconcertante. Con la responsabile che rischia una denuncia per caporalato. Cosa è successo nei dettagli? Lo spiega proprio in una nota l’Ispettorato.

Ai titolari delle due società cagliaritane è stato contestato l’utilizzo illegittimo di contratti di 
collaborazione coordinata e continuativa che in realtà mascheravano veri e propri rapporti di 
lavoro subordinato relativi a 128 persone, gestiti peraltro secondo condizioni e modalità talmente 
irrispettose dei diritti minimi dei lavoratori da renderli paragonabili a quelli in essere in Europa ai 
primi del 1900. 
In particolare, in aperto contrasto con la forma contrattuale utilizzata, sono stati accertati da parte 
degli ispettori:  
●l’esercizio di uno stringente potere direttivo nei confronti dei dipendenti, che si manifestava 
attraverso minuziose indicazioni sulla gestione della telefonata e l’imposizione di specifiche 
frasi da utilizzare con il cliente, con conseguenti rimproveri verbali nei confronti degli 
operatori che si discostavano; 
●l’imposizione di un orario di lavoro rigido e immodificabile;  
●l’esercizio del potere disciplinare, che poteva giungere fino all’allontanamento dei 
lavoratori, senza alcuna tutela, e con la richiesta di firmare lettere di dimissioni in bianco 
all’atto dell’assunzione;  
●il calcolo delle retribuzioni sulla base di compensi orari pari ad euro 3,78 per ogni ora di 
lavoro, con addebito in detrazione delle ore di assenza o di mancato lavoro.  
Peraltro, alla scadenza dei contratti, molti lavoratori non erano stati retribuiti integralmente. Erano 
inoltre previsti dei bonus, i quali, di fatto, non venivano mai corrisposti. È stato anche accertato 
che, per quasi un anno, le due società non avevano nemmeno provveduto a trasmettere all’Inps le 
 
 
denunce contributive mensili. 
 È emerso inoltre che una delle persone apparentemente assunta come dipendente, di fatto 
operava con i poteri organizzativi, gestionali e disciplinari tipici del titolare di una attività di 
impresa. Le testimonianze circostanziate e concordanti dei lavoratori hanno fatto emergere come 
tale socia occulta decidesse, in completa autonomia e senza alcun superiore gerarchico, le 
assunzioni e le cessazioni dei dipendenti, i turni e gli orari di lavoro, le modalità di pagamento delle 
retribuzioni, effettuasse i colloqui di lavoro con gli aspiranti collaboratori ed esercitasse un potere 
disciplinare che si è spinto finanche al licenziamento in tronco di alcuni lavoratori, sulla base di 
decisioni personali, pretestuose e immotivate. Le numerose testimonianze raccontano di come la 
donna effettuasse continui richiami disciplinari verbali nei confronti dei collaboratori, con l’utilizzo 
di frasi irrispettose ed umilianti.  
Ulteriore elemento dissimulatorio dell’effettivo rapporto tra la socia occulta e le due società è stato 
rinvenuto nell’importo del suo compenso, notevolmente più elevato rispetto a quello di tutti gli 
altri collaboratori.  
Per queste ragioni l’Ispettorato sta valutando anche l’ipotesi di una denuncia alla Procura della 
Repubblica per il reato di caporalato previsto dall’articolo 603 bis c.p.​
 
Complessivamente, sono state comminate sanzioni amministrative a carico delle due società per n. 
128 lavoratori pari ad euro 109.333,68 in misura ridotta, con un recupero di contributi 
omessi/evasi da versare nelle casse dell’INPS pari a euro 497.851. 
Tags: Cagliaricall center
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