Cagliari, vende la casa del padre per curarlo: “Le mie sorelle hanno preso tutti i miei beni”

Per mettere il papà 90enne in una casa di riposo una figlia vende l’appartamento. Pochi giorni dopo le altre due figlie, davanti ai nuovi inquilini, svuotano una stanza: “Hanno preso anche il mio abito da sposa, servizi di piatti e una libreria di cristallo. Papà aveva fatto testamento lasciando tutto a me: ho presentato denuncia in Procura”


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Ha venduto la casa del padre, ormai anziano e malato, per garantirgli un’assistenza adeguata in una casa di riposo del sud Sardegna. Ventimila euro incassati dai nuovi inquilini, la promessa del saldo dei restanti centomila entro una determinata data e la gioia di poter offrire al papà un periodo di serenità. Peccato che, invece, da quel momento per una sessantenne di Cagliari sia iniziato un incubo, almeno stando alla querela-denuncia depositata qualche settimana fa dal suo avvocato, Stefano Piredda, al tribunale di Cagliari: “Mio padre non ha potuto usufruire dell’assistenza della struttura sanitaria perchè è morto il 24 ottobre. Il 10 avevo stipulato l’atto di vendita”, racconta, a Casteddu Online, la donna, confermando il contenuto della denuncia, datata 4 novembre 2022. Dalle carte ufficiali e firmate sembra trasparire una delle classiche storie di famiglie che, col tempo, si sono divise: “Con le due sorelle i rapporti, da anni, si sono deteriorati. Le stesse non intrattenevano più aclun rapporto con nostro padre. Io l’ho sempre seguito, andando a trovarlo spesso nella sua abitazione”. Il primo ottobre è l’anziano genitore che firma la delega che consente di gestire la pratica della casa alla figlia sessantenne, è lei che gli suggerisce di trasferirsi in una casa di riposo, trovando una disponibilità in una struttura a qualche decina di chilometri da Cagliari: “Volevano duemila euro al mese, la pensione di papà era di 1300 euro”. Da qui la decisione di vendere la casa, all’ultimo piano di una palazzina di un rione semiperiferico. Le condizioni del padre peggiorano: “Ho avvisato della volontà di vendere la casa una delle mie sorelle”, l’altra invece sarebbe rimasta all’oscuro in seguito ad un messaggio, spedito qualche giorno prima dalla 60enne, rimasto senza risposta.
I giorni passano, i nuovi inquilini prendono possesso dell’appartamento e, a fine ottobre, avviene quello che che, nella querela, porta il nome di “furto”: “Il 29 ottobre una delle mie sorelle arriva col marito a casa e, non riuscendo a entrare, chiama la polizia”. Il giorno dopo “le mie due sorelle si sono ripresentate con i carabinieri e hanno portato via una serie di cose che erano depositate in una stanza, tutte di mia proprietà”. L’elenco? È contenuto nella querela: “Un set valigie, più di 20 ordinet con effetti personali, servizio piatti e caffè La Porcellana Bianca da 12, servizi vari da caffè legati a regali di nozze, un servizio di bicchieri di Murano da duemila euro, quadri vari, una libreria cristallo di design da 1500 euro, un lampadario, varie lampade e scarpe da donna, sci e scarponi, tappeti, casette natalizie e carillon, una macchina da scrivere, una colonna mobile del bagno, tende, bastoni, attrezzatura da piscina e palestra, tovagliato, asciugamani e il mio abito da sposa”. Una razzia che non va giù alla figlia che, a detta sua, è rimasta accanto al papà sino al suo ultimo respiro: “Non posso accettare che, dopo essermi occupata praticamente da sola di mio padre, venga spogliata ingiustamente dei beni in questo modo così subdolo”. Sarà compito del tribunale, nel caso, far partire le indagini e contattare le due sorelle: “Hanno sottratto i miei beni senza nessun consenso”.


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