Cagliari, valzer di medici tra gli ospedali: “Trasferiti dall’Oncologico al Brotzu a danno dei pazienti”

Cardiologi, radiologi, infermieri ma anche Oss passati dalle corsie di via Jenner a quelle del più grosso ospedale sardo. L’attacco della Fials: “Così aumenteranno, inevitabilmente, anche le liste di attesa. Il Businco, negli ultimi 10 anni, è stato smembrato”


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Dottori e operatori socio sanitari trasferiti dall’Oncologico al Brotzu dopo anni di “militanza” nell’ospedale di via Jenner. L’azienda è la stessa, l’Arnas, ma è il passaggio in massa del personale che fa accendere la polemica. La Fials, con i suoi segretari provinciali di Cagliari e del Sud Sardegna, Paolo Cugliara e Giampaolo Mascia, hanno scritto una lettera di fuoco al neo assessore regionale della Sanità, Arturo Bartolazzi, e alla direttrice sanitaria dello stesso Brotzu, Agnese Foddis: “Quanto sta accadendo da tempo in Arnas Brotzu  i vertici aziendali prendono decisioni che tutto sono tranne che razionali. È il caso dei trasferimenti di personale che dall’ospedale Oncologico vengono trasferiti verso l’ospedale San Michele, lasciando talvolta il posto scoperto, oppure nel caso in cui si proceda con un cambio lo stesso non è mai alla pari, né tantomeno compensativo”, denunciano Cugliara e Mascia. Anche perchè, stando a quanto emerge, per un tot di personale che va al Brotzu non c’è una stessa quantità di camici bianchi che arriva a rimpolpare le corsie e i reparti del Businco. “Non sono chiare le motivazioni per cui anestesisti, cardiologi, radiologi, infermieri e Oss, nel tempo, dopo diversi anni di esperienza all’ospedale Oncologico siano stati trasferiti all’ospedale San Michele, senza tenere conto minimamente delle competenze acquisite. Giusto per citare un esempio, assurdo e incomprensibile sembrerebbe il trasferimento di un cardiologo specializzato in cardio oncologia, specializzazione che sappiamo essere fondamentale per i pazienti oncologici in quanto vengono sottoposti a trattamenti che hanno come effetto collaterale proprio la cardiotossicità. Il tutto sempre è solo a danno dei pazienti, perché inevitabilmente le liste d’attesa aumentano, vedasi per esempio i pazienti in attesa di ecocardiogramma e visita cardiologica, esami indispensabili per poter iniziare i trattamenti chemioterapici”.
Cugliara e Mascia, dati e elenchi tra le mani, ricordano che “l’ospedale oncologico dovrebbe essere l’hub di riferimento regionale, almeno sulla carta. Infatti, dobbiamo purtroppo ammettere che nell’ultimo decennio, con l’incorporazione all’azienda ospedaliera Brotzu, il Businco è stato depauperato, smembrato e nel tempo spersonalizzato perdendo completamente la propria identità. Ebbene alla luce di quanto suesposto possiamo affermare senza timore di smentite che l’ospedale Oncologico è diventato un luogo di occupazione di spazi senza che vi sia un criterio logico”. Un esempio? “Il reparto fantasma della Neuroriabilitazione. È sottoutilizzato, parrebbe con la presenza di appena due pazienti al giorno. A fare da contraltare a questo scenario, ci sono le ingenti somme che sono state impiegate per l’apertura di questa struttura, dall’arredamento fino alle assegnazioni delle risorse umane e materiali. Ebbene, qui si registra il paradosso che consente alle strutture inoperose di avere gli organici, mentre le strutture oberate di lavoro devono quotidianamente fare i conti con la cronica carenza del personale e con orari di lavoro che esitano frequentemente nella richiesta di straordinario lavorativo”. I sindacalisti ricordano di avere già denunciato questi rischi “quando abbiamo segnalato pubblicamente l’inopportunità di trasferire la struttura della Neuroriabilitazione dal Brotzu al Businco. Attendiamo dai vertici regionali un significativo intervento teso a restituire all’ospedale Oncologico l’identità perduta, attraverso azioni mirate al ripristino delle risorse umane e materiali imprescindibili per il raggiungimento dei suoi storici livelli di efficienza ed efficacia”.


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