Cagliari, Su Negozieddu batte le Città Mercato ma il Comune insiste

Dov’è il disegno per fare rinascere il piccolo commercio, oltre le buone iniziative delle botteghe di quartiere? Il Comune di centrosinistra continua ad approvare nuovi centri commerciali che spersonalizzano le persone 

Esiste una strategia per il commercio a Cagliari? Siamo stati invidiati, definiti gli “asuriusu” per antonomasia, rivendico e sottolineo che i miei bisbisbisnonni e tutti i successivi parenti, sino ai miei genitori, sono di un piccolo paese: Seui. Per cui mi avvalgo del diritto dinastico di poter parlare di commercio. Sembra una litania i posti di lavoro, mi chiedo come si può pensare che si moltiplichino moltiplicando le città mercato o negozi identici, sembra simile alla strategia di chi spostava le stesse truppe da un luogo all’altro per dimostrare che erano tanti. Direi di no direi che non vi è strategia, oggi la cronaca prevede a breve la prossima chiusura di una grande catena commerciale.

Troppe Città mercato, per una popolazione di 1.600.000 abitanti per densità una delle più alte in Italia. Le Vie commerciali – hai voglia di rifare il look o come si dice pomposamente il restyling – bene assolutamente la riqualificazione – ma nelle strade del commercio sono centinaia i locali che hanno affisso alle serrande abbassate il cartello affittasi e/o vendesi. Non tutta la responsabilità è della politica, di certo lo è quella della mancanza di programmazione e di indirizzo, lo è la mancanza di un ente sovraordinato (Città Metropolitana) che permetta di studiare le dinamiche nell’insieme. La responsabilità sta anche nella offerta dei commercianti e degli imprenditori per non diversificare e non rispondere alla domanda degli utenti. Gli orari, antistorico aprire in centro alle nove e chiudere alle tredici e riaprire alle 17.00 forse l’orario continuato sarebbe una proposta importante e seria. Altrimenti, riporto il pensiero di un amico: “Sono ridotte ad essere le vetrine dei negozi di vendita online – Web”, o solamente utilizzati come confronto di qualità per poi comprare ovviamente al prezzo minore sul Web. In questo contesto mentre si dichiarano disponibilità verso le botteghe di vicinato (Su negozieddu) e le Vie Commerciali, si continua a dare concessioni per grandi centri, non ultimo al progetto di un nuovo centro commerciale in Via dei Tigli. La socialità derivata, l’importanza anche del controllo che avevano i piccoli negozi andava e va difesa, senza demonizzare le grandi attività. Marc Augé aveva molteplici ragioni nel definirli “non luoghi”, le città mercato sono tutte uguali, spersonalizzate i bimbi, gli adulti, gli anziani non trovano ciò che trovavano nel negozietto anche solo un po’ di chiacchiere. Le scelte si fanno con trasparenza ma con un’idea di dove si vuole andare, le attività produttive devono integrarsi con le politiche fiscali e tributarie comunali e con una precisa idea di mobilità. Ne gioverà il turismo, che non è una attività distinta dal commercio e dai servizi. Gianfranco Carboni


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