Cagliari, storie di ordinaria disperazione sotto i portici di via Roma

Riflessione sull’emergenza immigrati accampati in via Roma

Passare sotto i portici davanti ai cancelli sbarrati del municipio di via Roma ti lascia una grande amarezza dentro. I cartelli scritti a penna e in maniera improvvisata indicano chiaramente che la protesta è mirata e non è contro qualcuno in particolare. Tra quelle poche righe emerge tutta la disperazione di chi chiede di ritrovare la sua dignità, la libertà di riprendere a vivere dopo tante sofferenze e troppe umiliazioni. Quei poveri immigrati chiedono semplicemente di partire e raggiungere i loro parenti in Europa per tentare di lavorare e riprendersi la loro vita fatta di stenti , di sopraffazioni e violenze illimitate e forse appoggiate da una politica dissennata degli Stati Europei che considerano questi essere umani come dei numeri ingombranti, un peso sociale, un problema da delegare ad altri e da non affrontare mai. Non basta trovare i soldi, rincorrere associazioni e fare gli appalti per gestire un’accoglienza che nessuno vuole. Sarebbe sufficiente parlare con queste persone, capire le loro richieste e trovare soluzioni condivise e utili alle esigenze reali. Quei cartoni sparsi nei marciapiedi, quelle bottigliette d’acqua in plastica ammucchiate negli angoli di via Roma e davanti all’ingresso del municipio, uno stivaletto bianco , biancheria intima e trolley abbandonati sopra gli stracci e le vettovaglie rimaste dopo la protesta feriscono la sensibilità di chiunque non si faccia trasportare dai messaggi razzisti e crudeli che passano sui social e provengono da alcuni correnti politiche che giocano sull’ignoranza e la superficialità della gente e crea il conflitto tra i disperati e i poveri della città con l’obiettivo di alimentare lo scontro sociale. Si specula sulla disperazione e sul degrado e si cerca di far passare queste persone come dei privilegiati che rifiutano aiuti e il lusso di un letto pulito e una doccia calda. È arrivato il momento di dire basta e tutte le persone che hanno una testa pensante devono prendere una posizione decisa e consentire a questi uomini a queste donne e ai loro bambini di ritrovare i loro parenti che li attendono da mesi per restituirgli dignità e forse per restituire un senso alla loro vita.


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