Cagliari, riaprono le palestre ma c’è la beffa: “Docce vietate, perdiamo almeno metà dei clienti”

Sale pesi e per fitness nuovamente aperte, ma i titolari della palestre costretti a ripartire con varie restrizioni sgranano gli occhi davanti al divieto di potersi lavare dopo gli allenamenti: “Chi fa pausa dal lavoro a pranzo ma poi deve fare il turno pomeridiano non viene. Assurdo, però gli spogliatoi si possono utilizzare: stiamo lavorando al 50 per cento, tanti hanno ancora paura degli spazi chiusi”. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

Il grande giorno è arrivato, dopo mesi di chiusura riaprono le palestre anche a Cagliari. Sale pesi e per fitness, tapis roulant e istruttori: tutti in movimento insieme agli amanti dello stare in forma. Ma il sorriso, anche per loro, è a metà. Sì, riaprire è il primo passo per non cadere definitivamente nel baratro della crisi, certo. Ma le restrizioni imposte dal Governo ricevono praticamente solo critiche dai titolari delle strutture sportive. Una su tutte: le docce vietate. Non importa se siano separate l’una dall’altra da un telo o da mura, sono off limits a prescindere. E, sulle iscrizioni, la mancata possibilità di lavarsi dopo un allenamento indice,e abbastanza. In via Castiglione Massimo Mazzei guarda e riguarda insieme a una collega l’elenco degli iscritti ad una delle sue tre palestre, poi scrolla la testa: “Oggi ripartono le palestre, speriamo che sia un inizio, soprattutto a partire da settembre. Giugno, luglio e agosto non sono mesi forti per noi. Scontiamo un calo delle iscrizioni, assolutamente, le persone stanno chiamando, c’è una certa insicurezza, vogliono essere tranquillizzati su norme e regole. Non sarà possibile farsi le docce, è un disagio”.
Restrizione troppo grossa? “Beh, direi proprio di sì. Molti sono lavoratori, si allenano in pausa pranzo per poi tornare al lavoro. Non potersi fare la doccia è un limite importante. Da noi vengono turnisti dei centri commerciali, ma anche dipendenti regionali e comunali che hanno il break all’ora di pranzo e hanno necessità di lavarsi e cambiarsi. E c’è chi rinuncia, dicendoci che ritornerà a settembre. Speriamo che la situazione si possa mettere a posto anche grazie alle vaccinazioni. Paghiamo un calo di iscrizioni maggiore del 40 per cento, c’è anche un po’ di paura nel voler riprendere in un ambiente chiuso. Cerchiamo di rassicurare i nostri atleti, le normative vengono rispettate”.
Da via De Gioannis parla un altro titolare di palestra, Davide Dotta: “Le limitazioni ci sono, era importante però riaprire. La limitazione più grande riguarda gli spogliatoi, cioè l’utilizzo delle docce”. Un problema per i liberi professionisti e per chi ha turno di lavoro mattina e sera: “C’è chi sceglie la struttura per allenarsi anche perchè ti puoi fare la doccia in loco. Spero che questa norma a breve possa cambiare, è un mio augurio, come attività rispetto a tutti gli altri settori siamo quelli che hanno le norme in assoluto più restrittive”, osserva. “La risposta dei clienti è stata buona, a oggi dopo qualche ora dall’inizio, possiamo considerarci soddisfatti. Il cambio delle scarpe e il contingentamento, con utilizzo delle mascherine in zone comuni e prenotazioni sono tutte piccole barriere che conosciamo. Ben vengano se possiamo tornare a lavorare. Nelle docce gli spazi sono divisi, se le persone possono stare insieme nello spogliatoio non vedo perchè non possano utilizzare una doccia singola, non lo comprendo ma mi devo attenere alle norme. I pochi aiuti dal Governo? Ce ne siamo fatti una ragione, da imprenditore spalmerò negli esercizi successivi le perdite e vedremo in quanti anni li recupererò”.


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