Cagliari perde la sua vita notturna: pub semi scomparsi, città deserto

Sui social network la delusione dei giovani che quasi non riconoscono più una città con tantissimi ristoranti e pizzerie, e pochissimi locali notturni che chiudono uno dopo l’altro. E “certe notti” non resta che il deserto

Cagliari è una città che sta “perdendo” la sua vita notturna? “Certe notti” c’è il deserto. Scompaiono o quasi i pub, regnano i ristoranti e le pizzerie. Quella che negli anni Novanta era una delle città più movimentate in Italia da mezzanotte in poi, oggi è spesso un deserto. La movida è stata concentrata tutta attorno al porto, desertificando sia il Poetto che Castello, le due direttrici del divertimento. Ci sono serate dove è praticamente impossibile trovare un bar aperto di notte. Le scelte dell’amministrazione Zedda non sembrano avere favorito i locali notturni, molte zone sono abbandonate: a San Benedetto non esiste un solo locale notturno dedicato ai giovani. La polemica esplode anche nei gruppi Fb. Nico Vacca sul gruppo Parliamo di Cagliari afferma: “Parliamo Di Cagliari appunto… 
Parliamo del fatto che la città all’1 di notte inizia a svuotarsi e alle 2 si trova solo qualche macchina di passaggio nelle vie principali della città (Via roma-piazza yenne ).
Parliamo del fatto che un altro locale ha dovuto chiudere sempre per il solito motivo: disturbo alla quiete pubblica.
Parliamo del fatto che questa città sta morendo e ogni anno è sempre peggio.
Non dico di mettere locali e discoteche in ogni angolo della città ma non è possibile sentire di locali che vengono chiusi ogni settimana. Per cosa poi? Sempre stessi motivi: disturbo.
Non so se disturbino a questo punto più la musica che può provenire da un locale o il disagio che crea il fatto della loro chiusura ( sia per quanto riguarda le persone che ci vivono con questa attività: proprietario e dipendenti, sia il comune che comunque credo che ci guadagni qualcosa, sia come immagine della città stessa).
Ora se andiamo a guardare molti posti sono ormai deserti ( Poetto, Marina Piccola, M. Urpinu ) e ora anche il centro inizia a perdere colpi.
C’è un limite a tutto, come i proprietari dei locali dovrebbero magari insonorizzare il locale o fare in modo tale da creare minor disturbo possibile, gli stessi residenti dovrebbero adattarsi montando magari dei vetri antirumore al posto di inviare 800 lettere e denunce per ogni evento e per ogni minimo disturbo (vedete la denuncia per il rally svolto da poco in via Roma)”.


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