Cagliari, paziente psichiatrico scappa dal Brotzu con tubi e aghi: ritrovato in viale Marconi

L’uomo, un 52enne, è riuscito ad allontanarsi dal reparto di Medicina 1 per la seconda volta, con un drenaggio polmonare e un accesso venoso, pieno di sangue. È stato notato e salvato dalla polizia in uno svincolo dell’Asse Mediano


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È riuscito a fuggire dal reparto di Medicina 1 del Brotzu, il più grosso ospedale sardo, con un drenaggio polmonare e un accesso venoso, pieno di sangue, e a piedi è arrivato sino allo svincolo dell’Asse Mediano di viale Marconi. L’uomo, un cinquantaduenne con problemi psichiatrici, era già riuscito un’altra volta ad allontanarsi senza problemi dall’ospedale. Gli agenti della polizia sono stati contattati da alcuni automobilisti che l’hanno notato, verso le 4:30 di notte, a piedi e confuso, vicino al guardrail.

 

 

 

Il paziente è stato riaccompagnato all’ospedale dal personale del 118, che l’ha bloccato bloccato e salvarlo prima che rischiasse di essere investito o di avere un malore, e riaffidato alle cure dei medici di piazzale Ricchi. Una vicenda preoccupante, che dimostra come sembri esserci più di una falla nei sistemi di controllo dei pazienti del Brotzu. Sul caso interviene Claudio Cugusi (Psi-Sardi in Europa): “La qualità di una società e di chi la governa si vede nei casi come questi, cioè nell’assistenza sanitaria ai sofferenti mentali e ai detenuti. Se la sanità sarda non funziona bene”, osserva, deciso, Cugusi, “questa funziona ancora peggio”.

 

 

 

 

Gianfranco Angioni, componente della Rsu del Brotzu e segretario aziendale dell’Usb Sanità: “Senza un protocollo operativo per la gestione dei pazienti psichiatrici sono a rischio pazienti e operatori. Serve subito una predisposizione organizzativa. Quello che è successo al paziente uscito fuori dall’ospedale è un fatto gravissimo che non può essere addebitato agli operatori .I pazienti non sono trattenuti contro la loro volontà e non possano essere sorvegliati dal personale sanitario che ha in capo altre incombenze non certamente quello della sorveglianza”, afferma Angioni. “In Medicina generale oramai sono sempre più frequenti i ricoveri di pazienti con patologie psichiatriche, e non si comprende come mai ad oggi non sia stato mai adottato un protocollo operativo che individui anche un percorso specifico che possa permettere ai pazienti affetti da patologie psichiatriche di essere trasferiti in reparti specifici come quelli presenti al Santissima Trinità. Ho più volte segnalato alla direzione generale e alle varie articolazioni aziendali la problematica della gestione dei pazienti psichiatrici considerato che all’interno del reparto non sono mai state discusse e messe in utilizzo procedure operative. Si continua invece ad obbligare gli operatori socio sanitari a sorvegliare i pazienti con problematiche psichiatriche anche alla luce dei gravi risvolti che potrebbero avvenire durante la sorveglianza, in particolare atti di aggressione verso gli operatori, e atti di autolesionismo. Non si può più tergiversare questa è una situazione che va subito affrontata senza un attimo di esitazione”.

Ha collaborato Ennio Neri


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