Cagliari, “locale riaperto dopo 70 giorni e già richiuso: beffato dalla cassa integrazione e dalla zona arancione”

Il clamoroso caso del ristoratore cagliaritano Edoardo Falqui: “Ho rispettato le regole, riaprendo solo dopo 70 giorni consecutivi di cassa integrazione di un mio dipendente. Resterò chiuso sino a Pasquetta, nessun asporto e danni per migliaia di euro: oltre al tanto cibo già acquistato, infatti, nei prossimi quindici giorni non incasserò nemmeno un centesimo”

Beffato dall’aver seguito alla lettera le regole e dall’improvvisa zona arancione: Edoardo Falqui, 44 anni, titolare di una pizzeria-bar in piazza Yenne a Cagliari, ha avuto solo il tempo di spendere “2400 euro per una maxi spesa” prima di dover richiudere il suo locale. Il motivo? Il passaggio di fascia, dalla bianca a quella arancione, ovviamente. Ma anche un “cavillo” che obbliga “chi chiude e vuole riaprire a rispettare la stagionalità. Un mio dipendente era in cassa integrazione in deroga, ho dovuto quindi attendere settanta giorni consecutivi prima di riaprire”, racconta Falqui. “Venerdì scorso era il giorno della riapertura, avevo già preparato tutto, dai tavoli ai menù”. In serata, invece, la doccia gelata. Fare asporto? Manco a parlarne, il tipo di clientela non è abituata ad acquistare e consumare una pizza o un boccale di birra lontano da tavoli e sedie. E così, ecco che la beffa è stata totale.
“Dovrò restare chiuso sino a Pasquetta, con oltre duemila euro praticamente buttati, nessuno verrà da me a comprare”. E, al conto iniziale, va aggiunto anche quello in prospettiva: “Due settimane, altre due settimane senza poter lavorare, significa perdere migliaia di euro”.


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