Cagliari, l’abbraccio “vietato” con le mascherine e quella straordinaria festa a Serramanna: una grande voglia di rinascita

Ho visto un ragazzo e una ragazza che si abbracciavano per strada, rigorosamente con le mascherine, in pieno centro a Cagliari. Era un abbraccio di felicità, di scampato pericolo: vietato dalle regole, ma incredibilmente bello. Ho visto le immagini del ritorno a casa del malato di Coronavirus di Serramanna, ora finalmente guarito: lui scende dall’ambulanza, tantissime persone lo applaudono e lo festeggiano, in una scena fantastica. Sì, sarà dura: ma i sardi non si abbatteranno mai, e sapranno rialzarsi

Ho visto un ragazzo e una ragazza che si abbracciavano per strada, rigorosamente con le mascherine, in pieno centro a Cagliari. Era un abbraccio di felicità, di scampato pericolo: vietato dalle regole, ma incredibilmente bello. Ho visto le immagini del ritorno a casa del malato di Coronavirus di Serramanna, ora finalmente guarito: lui scende dall’ambulanza, tantissime persone lo applaudono e lo festeggiano, in una scena fantastica. Ho visto attività che ripartono. Lentamente. Faticosamente. Ma con meno paura. Ho visto i bambini che tornano a giocare nelle strade, anche se le aree dei giochi sono ancora chiuse.

Tutti per strada, ma stavolta gli occhi che escono dalle mascherine sono diversi: non sono più lividi, gonfi di lacrime e di paura. Sono pieni di speranza, come se fosse l’alba di una nuova vita. Non sappiamo se questa triste esperienza del lockdown ci abbia resi migliori, o se soprattutto sui social tornerà l’odio. Ma avere recuperato la nostra libertà ci sembra quasi strano. Ho visto persone chiedere: “Ma quindi possiamo davvero passeggiare dove vogliamo, possiamo davvero spostarci per tutta la Sardegna?”. Come se la libertà fosse un punto interrogativo, tanto ci eravamo abituati a non averla più, troppo a lungo.

Ho visto i primi ristoranti che riaprono, e mi chiedo: perché non provare a ripartire tutti, fermo restando che gli aiuti statali non basteranno? Certo, tante persone sono in difficoltà e neanche la cassa integrazione è ancora arrivata. Il dopo virus ci fa paura, come l’arrivo delle migliaia di turisti annunciati dalla Regione: siamo lì, al perfetto bivio tra l’esigenza di lavorare con i turisti e quella voglia di restare protetti nella nostra Isola anche solo per godercela un po’ di più noi. Ma ci sono centinaia di imprese, specie gli alberghi, che sono travolti dalle disdette e sull’orlo del fallimento. Ho visto la paninara storica di Baffo e la sua ironia tranchant: “Poetto a numero chiuso? Sì, ma tanto vengono lo stesso a mangiare”.

Ho visto però, in queste ore, soprattutto una straordinaria voglia di normalità. Una leggerezza che fa riprendere a respirare, e anche un po’ a sperare. Una città che quella normalità se la riprende tutta, anche troppa, anche forse troppo in fretta, perché la fase due non è un liberi tutti, lo sappiamo. Ma le famiglie tornano a riprendersi le strade, gli anziani tornano a frequentare anche il Poetto: è una meravigliosa ondata di liberazione. La sfida contro il Coronavirus, un nemico silenzioso e insidioso, non è ancora vinta. La strada per la ricostruzione, soprattutto quella economica, sarà piena di ostacoli. Ma i sardi, ovunque siano nel mondo, hanno sempre avuto una grande voglia di rialzarsi, non ci manca l’orgoglio. Ci sono in giro meno runner, ma più desiderio di ricominciare idealmente a correre. Sì, sarà dura: ma i sardi non si abbatteranno mai, e sapranno rialzarsi anche questa volta. E il giovane di Serramanna che scende dall’ambulanza, con la mascherina, un intero paese che gli dà il bentornato, forse diventerà l’immagine simbolo della rinascita.

Jacopo.norfo@castedduonline.it

 

 


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