Cagliari, la rivolta degli abitanti di tutto il centro storico: “Ospiti in casa nostra di ubriachi e sbandati”

Alcol a fiumi, bande di giovanissimi sino all’alba, spazzatura e topi. I residenti di Marina, Stampace, Villanova e Castello sempre più esasperati: “Basta false promesse da Comune e forze dell’ordine, tra Ztl non rispettate e telecamere mai accese non ce la facciamo più a vivere così”


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Quattro quartieri uniti dalla storia e dalla rabbia, tantissima, per la condizione di degrado nella quale sono piombati negli ultimi anni. La prima storica riunione dei residenti di Marina, Stampace, Villanova e Castello somiglia a una dichiarazione di “guerra” tenuta per troppo tempo chiusa nella gola. Meglio, nelle gole dei circa duecento abitanti che si sono incontrati nell’auditorium della scuola di via Piceno per fare squadra e mandare un messaggio chiaro alle istituzioni: “Non ce la facciamo più a vivere così”. La malamovida che regna ormai in modalità non stop dal lunedì alla domenica notte, le sbevazzate oltre ogni limite dei giovanissimi, la spazzatura, i topi. Mancherebbero all’appello solo le locuste, ma quelle le nomina Sandra Orrù, del comitato “Apriamo le finestre alla Marina”: “Sì, locuste che girano per il rione e distruggono tutto quello che c’è. Da anni denunciamo una situazione insostenibile, con locali che vendono alcolici sino a tardi e, tra le tante criticità, la non regolamentazione dei parcheggi, occupati da chi non vive qui. Siamo come ospiti a casa nostra”, dice. Adolfo Costa snocciola i problemi, simili, di Stampace: “Siamo stanchi delle pacche sulle spalle e del false promesse, non ce la facciamo più. Dobbiamo stare tutti uniti, chi arriva da fuori nei nostri rioni deve essere accolto al meglio ma noi dobbiamo essere tutelati”, spiega, riportando agli onori delle cronache il problema della delinquenza, “come in viale Sant’Ignazio, dove ha riaperto la mensa della Caritas”. Stendendo un velo pietoso sul Corso Vittorio nel quale, poche settimane fa, una giovane si è accovacciata davanti a tutti e ha cercato come se fosse nel bagno di casa sua. Enrico Marras di “Rumore no grazie”, il primo a protestare contro ristoranti, locali e malamovida invadenti sin dal 2014, ha ricordato “le rilevazioni Arpas che hanno mostrato sempre valori superiori alla norma, abbiamo dovuto chiedere l’intervento della Regione per smuovere qualcosa al Comune. Chiediamo solo il pieno rispetto della legalità”.
Non va meglio a Castello, Monica Zuncheddu lo ha ribattezzato “transello, per le troppe transenne che ci sono e per i lavori di ripristino di vari punti mai partiti. Gli ascensori continuano a guastarsi, gli agenti della polizia Locale passano per fare i controlli ma non cambia mai nulla. Da poco ha aperto un negozio in un rione, il nostro, dove c’è carenza di servizi. Peccato solo che sia un tipo di attività che punta sui turisti e non sui residenti, che devono anche penare tra una Ztl con orari sbagliati e telecamere mai accese”. Per Villanova ha parlato Marco Masala: “Ormai non è più una questione di colore politico. I rioni storici sono zone pregiate, da noi si è puntato sulle pedonalizzazioni ma poi non sono mai state governate. E non spetta a noi abitanti fare i controlli, ma alle istituzioni. Tutte le zone liberate sono state utilizzate in nome del turismo, cioè per persone che stanno in città solo qualche ora. E i primi malumori risalgono al 2010, quando con zona a traffico limitato e zona pedonale si è creato un muro, che ha impedito ai parenti dei residenti di poterli venire a trovare e, a chi vive a Villanova, non è stata data la possibilità di avere delle alternative per i parcheggi”. Sono stati vari gli interventi e le lamentele, tutte fotocopia o quasi, degli abitanti riuniti nell’auditorium di via Piceno. E tutti si sono lasciati con una promessa: “Ci ritroveremo presto e continueremo a protestare sino a quando la situazione non cambierà”.


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