Cagliari, la nuova vita di Alex: “Nato uomo, a 57 anni sarò finalmente una donna”

Da Alex a Sara Jessica, un imprenditore racconta il suo percorso per cambiare genere dopo un matrimonio, una convivenza e due figli: “Tanti ostacoli, per anni ho frequentato i Testimoni di Geova e, sul lavoro, non mi hanno sempre onorato i pagamenti: ho spese urgenti, vorrei che qualcuno mi aiutasse. A fine novembre avrò l’udienza per il cambio di genere”


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Una nuova vita, se tutto va bene entro l’anno, attende Alex, di Cagliari. Il suo nome, ormai, compare realmente al maschile solo sulla carta di identità: non mettiamo il cognome per motivi di tutela e privacy richiesti dal suo legale. Lui, 57 anni, da tanto tempo ha iniziato un processo di trasformazione totale dopo un matrimonio, una convivenza e due figli: “Il mio percorso di consapevolezza è partito definitivamente ad agosto 2021. Sono nato uomo ma mi sono sempre sentita una donna, dopo tante battaglie e peripezie sto per essere riconosciuta tale anche dallo Stato”. Lo dice e lo ripete, con quella certezza e sicurezza granitica della volontà di cambiare sesso che non viene mai scalfita da tanti tristi ricordi del passato: “Per anni ho frequentato i Testimoni di Geova insieme ai miei genitori. Poi, siccome avevamo una visione della vita completamente diversa e certe scelte non vengono contemplate e accettate, ne sono uscita. Sono un’imprenditrice, ho una ditta edile”. Racconta di problemi avuti sul lavoro, messaggi tutt’altro che carini e legali scritti contro di lei sui social, di cause ancora in corso. In una società ancora non totalmente aperta nei confronti di chi chiede solo di poter vivere la vita che vuole, Alex, meglio, Sara Jessica, “sono già ad un percorso ormonale avanzato dopo essere stata seguita da uno psicoterapeuta e da un endocrinologo”, si racconta in una lunga email inviata alla nostra redazione e, in parallelo, lancia anche un appello: “Ho dei pagamenti urgenti che non so come onorare e mi servirebbe la solidarietà di chi lo desidera per riuscirci”. 

“Mi chiamo Sara Jessica, all’anagrafe Alex, sto portando a termine il mio percorso di affermazione ‘mtf’ dovuto a disforia di genere. A fine novembre è fissata l’udienza per il cambio delle anagrafiche che porteranno alla mia identificazione come donna. In merito a questo problema sto completando un libro di cui allego copertina dove evidenzio che la disforia di genere riguarda l’anima della persona che attraverso un percorso medico scientifico riesce ad affermare la sua identità percepita di donna o uomo senza epiteti aggiuntivi. Il libro non si riconosce nell’acronimo Lgbtq+ che ha a che fare con la rivendicazione di un orientamento sessuale. Chi ha la disforia non si batte per affermare un orientamento sessuale bensì la sua identità sia essa donna o uomo. Identità non certo transessuale. Durante la fase affermativa seguita da psicoterapeuta ed endocrinologo si arriva ad un momento dove avviene la conversione psicofisica da uomo a donna. Si raggiunge la piena consapevolezza di se stessi. È un momento accompagnato da tanto dolore che dura alcuni mesi. Si percepisce come una parte di se, nel mio caso quella maschile, ti abbandona per raggiungere un’altra dimensione. Resti tu, una donna indifesa che deve crescere e adattarsi ad una nuova vita. Vi assicuro che è un momento magico ricco di emozioni oltre che di tanto dolore. Nel pieno di questa fase purtroppo le mie difese sono venute meno. Io sono un’imprenditrice edile. Alcuni clienti hanno approfittato per non onorare il saldo di lavori eseguiti. Altri mi hanno diffamata a mezzo social, la polizia postale se ne sta occupando. Operai non produttivi hanno abbassato notevolmente la produttività e causato danni di produzione notevoli mettendomi sul lastrico. A me piace il mio lavoro che certamente subirà delle modifiche sostanziali che più si avvicinino al mio status di donna, certamente molto semplificato e ridotto. Vedere una donna elettricista o idraulico è una cosa carina, non trovate? Purtroppo ho subíto danni a cui devo porre rimedio e da sola è impossibile riuscirci. Vorrei fare iniziare a Sara J una nuova vita a novembre senza cause legali in piena serenità. Ho dei pagamenti urgenti che non so come onorare e mi servirebbe la solidarietà di chi lo desidera per riuscirci. Ho deciso di fondare con degli amici un’associazione solidale per accogliere chi lotta con la disforia di genere ma anche chi come me nell’infanzia è stato oggetto di abusi sessuali. Li aiuteremo ad avere stima di sé e portare a compimento il loro percorso. Ricambierò la solidarietà ricevuta con altra solidarietà che spero possa aiutare tante persone. Chiunque possa darmi una mano mi contatti via email: [email protected]“.


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