Cagliari, la beffa del nuoto:”Impianti inagibili, gare senza pubblico”

Ben 283 atleti cagliaritani firmano una lettera di rabbia contestando apertamente l’operato dell’assessore Yuri Marcialis: “In quella che si candida a diventare Città dello Sport nel 2017, non esiste un solo impianto agibile e le gare agonistiche avvengono senza pubblico. Una situazione da terzo mondo, con la piscina di Terramaini che viene concessa con chissà quali criteri”

Impianti sportivi a Cagliari, arrivano durissime critiche degli sportivi cagliaritani all’operato dell’assessore allo Sport della Giunta Zedda, Yuri Marcialis. In quella che dovrebbe essere la Capitale dello sport nel 2017, non vi è un impianto agibile per disputare gare agonistiche di nuoto. Lo affermano in una lettera aperta ben 283 cittadini: “A seguito della oramai insostenibile situazione venutasi a determinare in ordine allo svolgimento della gare di nuoto in Sardegna ci sentiamo di indirizzare questa nostra lettera sottoscritta da 283 cittadini- spiegano- pPurtroppo con rammarico dobbiamo constatare che le promesse fatte non sono state mantenute e ad oggi nel Sud Sardegna non vi è un impianto agibile per potere disputare le manifestazioni agonistiche. 
 
A volere essere buoni ci pare una situazione da terzo mondo non degna di un capoluogo di regione che si candida a città dello Sport per l’anno 2017. 
La piscina di Terramaini viene concessa non si sa con quale criterio, posto che gli atleti presenti alle gare e che inevitabilmente stazionano sulle tribune sono più dei 99 previsti ma in ogni caso non è consentito l’accesso al pubblico.  
In sostanza, oramai da quasi un anno e mezzo, in Sardegna ogni manifestazione di nuoto agonistico si svolge senz il pubblico e in impianti non consoni. 
Chiediamo agli amministratori in indirizzo di volere fare tutto quanto di loro competenza per porre rimedio a questa situazione.
 
 
Con l’occasione facciamo presente che in data 5 e 6 Dicembre si terranno le FINALI REGIONALI ASSOLUTI. In sostanza la manifestazione più importante per il nuoto Sardo.
 
 Lo svolgimento è previsto nella piscina di Terramaini, per la quale vale quanto detto e quanto nella nota, ed in ogni caso le gare saranno svolte a porte chiuse.  
Vorremo tanto invitarvi a partecipare e a vedere quello che succede ma purtroppo possiamo al più stazionare tutti insieme nel piazzale antistante”.
 
Ed ecco il testo integrale della lettera di protesta spedita da 283 genitori e atleti di nuoto: ”

Buongiorno a tutti.

Siamo un gruppo di genitori di ragazzi che praticano il nuoto agonistico. Ci siamo decisi a scrivere queste righe in quanto oramai si protrae da troppo tempo una situazione che ai nostri occhi diviene difficile continuare a tollerare.

I nostri figli, come detto, praticano a livello agonistico il nuoto. Si tratta, come tutti sapete, di uno sport molto bello, completo e affascinante. E’ uno sport che richiede tanta dedizione e sacrificio. Gli allenamenti, sino dagli otto anni dì età, sono svoiti praticamente tutti ì giorni. Più si cresce e più aumenta il tempo da dedicare agli stessi. Senza volere entrare in noiosi dettagli parliamo di circa due ore al giorno alle quali si aggiungono ì tempi per arrivare in piscina, quelli necessari aile incombenze post alienamento e tutto quanto necessario. Facile comprendere come gran parte della vita di questi ragazzi venga dedicata a questa attività sportiva necessitando, evidentemente, di estrema concentrazione e sacrificio al fine di non compromettere il percorso scolastico che sempre deve essere al primo posto nell’ambito di una scala di valori. Lo sport non può e non deve mai pregiudicare lo studio. Ma la passione è tanto forte da superare le obbiettive difficoltà di cui si è detto. Questa è la filosofia che guida questo percorso.

Sin qui, comunque, tutto bene. I ragazzi frequentano ambienti sani, sicuri nei quali si sentono in famiglia. Si crea un sentimento di partecipazione alla propria Società di appartenenza. Nascono amicizie, conoscenze che spesso travalicano il momento sportivo. E’ una validissima alternativa allo stare a casa o comunque a trascorrere il tempo libero in attività sicuramente meno gratificanti per il corpo ed anche per la mente. Sappiamo tutti quale sia iì valore di ogni sport e cosa questo apporti per una sana crescita dei giovani. Oggi come oggi quelle appena fatte ci paiono valutazioni di non poco conto,

Poi si giunge al momento agonistico, le gare, che, inutile negarcelo, entra nel sangue. Fa parte di una scelta. Completa l’attività ed è il culmine dei tanti sacrifici, anche economici, che occorre sostenere per consentire ai nostri figli di andare avanti. Per loro è un momento fondamentale ed imprescindibile che riassume e finalizza tutte le ore passate in piscina. Il momento della verifica di quanto gli viene insegnato dagli allenatori nel corso dell’attività ed anche di raccogliere i frutti. E’ una sfida anche contro se stessi, le proprie emozioni i propri limiti. Ma anche questo va bene. Sono scelte che ognuno di noi e anche i nostri ragazzi fa consapevolmente. Quindi nessun rimpianto e nessuna recriminazione sull’attività. Anzi la convinzione di stare consentendo ai nostri figli di intraprendere uno stile di vita sano e che darà i suoi frutti nel futuro. I destinatari di questa nostra, per il ruolo svolto sono perfettamente a conoscenza di quanto anche tale momento possa e debba essere svolto nel modo più consono possibile.

L’aspetto agonistico, fondamentale nella vita di ogni atleta, ai nuotatori Sardi non è, però, concesso, a differenza di tutti gli atleti che praticano altri sport, di viverlo in maniera consona, adeguata, piena o perlomeno decente.

Sono oramai quasi due anni che nel sud Sardegna le manifestazioni agonistiche di nuoto non si svolgono più in ambienti adeguati. Parliamo del Sud Sardegna in quanto gli atleti vengono fatti gareggiare per raggruppamenti. Nord e Sud. Il Sud comprende le società che hanno sede nelle province di Cagliari, Ogliastra, Medio Campidano e Sulcis Iglesiente. Va precisato che poi, in occasione delle ed. fasi finali, in inverno, anche gli atleti del raggruppamento nord vengono a Cagliari per lo svolgimento delle gare. Su questi dettagli se le S.L. vorranno si è a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

Tornando al punto e come dicevamo, da oramai quasi due anni ogni svolgimento delle gare per ii raggruppamento sud diviene un lungo stillicidio che culmina sempre nell’impossibilità di disputare le stesse in ambienti idonei e sempre con la quasi scontata impossibilità per il pubblico di assistere alle competizioni.

Le vicende della piscina di Terramaini, l’unico impianto che possa ragionevolmente consentire tali tipo di manifestazioni, in condizioni semplicemente confortevoli, sono state oggetto negli anni passati di diversi articoii di stampa, interrogazioni consiliari, proteste più o meno accese e sicuramente sono state fonte di

disagi, contrasti, ripicche, recriminazioni, discussioni. Tutte cose che dovrebbero stare lontane dallo sport ma che inevitabilmente emergono a seguito di quanto sta accadendo da oramai tanto troppo tempo. Non è il caso dì ricordare le tante anomalie che hanno contraddistinto tale vicenda. Basti solo pensare che la piscina parrebbe agile per un numero di 99 persone sugli spalti la dove solo gli atleti, che sugli stessi spaiti stazionano, sono in numero molto maggiore. Non ci è dato, quindi comprendere come possa, ai fini dell’agibilità, distinguersi tra atleti, tecnici accompagnatori, arbitri, cronometristi, ai quali è consentito l’ingresso, e pubblico per individuare il numero massimo deile persone che possono accedere all’impianto. Ma su questo se necessario, ma non auspicabile, si provvedere ad interpellare nei modi e termini dovuti le competenti autorità. Vogliamo sperare che nel mentre niente accada in quanto potrebbero ben sorgere difficoltà con le compagnie assicurative che venissero a conoscenza della mancata agibilità.

Quanto detto, per quanto oggi interessa, comporta l’inevitabile conseguenza che le manifestazioni sono comunque svolte senza ia presenza del pubblico. Anche in questo caso appare superfluo dilungarsi sulla gravita di tale circostanza e delle ripercussioni sugli atieti. Basterebbe solo riflettere come in tutti gli sport l’assenza dei pubblico discende da un provvedimento sanzionatorioproprio per evidenziare la valenza che esso aggiunge da ad ogni competizione, al gesto tecnico, alla prestazione, allo stato mentale degli atleti. Nel nuoto in Sardegna oramai il “provvedimento sanzionatorio” è perenne. Non vorremo mai divenisse scontato. Questo non possiamo permetterlo e non lo permetteremo. Come allo stesso tempo crediamo sia ingiusto ed ingiustificato togliere ad un genitore, un parente, un appassionato, un amico, un conoscente, un

futuro nuotatore, il diritto/dovere di partecipare ad un momento tanto importante per i ragazzi. Per non

parlare del momento delie premiazioni. Facile immaginare in che clima e con quale stato d’animo siano vissute. Neanche uno sguardo da parte di chi gli è vicino.

Oltre quanto detto vi sono gli inevitabili disagi pratici che le circostanze comportano soprattutto per i tantissimi atleti, e le rispettive famiglie, che non risiedono a Cagliari. Durante le manifestazioni che durano o una giornata intera o anche due giorni si ritrovano costretti a vagare per ia città senza avere un posto dove stare ed in attesa di una chiamata per andare a riprendere i propri figli, come facilmente intuibile ia fine di una manifestazione non è difatti preventivabile. Scontato che ciò comporti malumori, ulteriori spese, ma essenzialmente una lenta ma inesorabile disaffezione per questa pratica sportiva. Non neghiamocelo a lungo andare, forse neanche troppo a lungo, la situazione oramai incancrenitasi determinerà inevitabili negative conseguenze. Una, due tre gare in questo stato, una stagione intera alia fine si dovrà da parte di molti chiedere ai ragazzi di cambiare sport per non dovere più affrontare simili disagi. Oltre al fatto che, coloro che poi partecipano, alle competizioni nazionali si trovano d’improvviso immersi in un ambiente totalmente differente e a loro sconosciuto, li pubblico con il suo vociare gli incitamenti con emozioni e sensazioni che agli atleti sardi non è permesso assaporare e che inevitabilmente li penalizza.

Ci sarebbero ulteriori argomenti da affrontare, non da ultimo il fatto che gli atleti sono per la gran parte dei minori con tutte le conseguenze che ciò determina in termini di responsabilità. Ma vogliamo sperare, credere ed auspicare che a tutto questo si sia pensato e che mai ci sarà necessità di dovere affrontare simili problematiche magari in sedi diverse e ben più formaìi.

Da ultimo, seppurcon rammarico, non possiamo non segnalare una certa disattenzione delie Società tutte. Forse dettata dal non avere strumenti per agire, forse ispirata dal volere in ogni caso fare disputare le gare ai propri atleti o forse da chissà cosa altro ma comunque ai nostri occhi percepibile e, purtroppo palpabile. Oltre all’assordante silenzio della federazione Regionale dalla quale, spiace dirlo, non è mai giunto un

segnale, un messaggio che facesse comprendere come il problema, ai nostri occhi importante, si stesse affrontando o comunque fosse preso in considerazione.

Dopi ii tempo trascorso le soluzioni paiono ancora lontane. La stagione appena iniziata non promette bene. Prime gare svolte a porte chiuse nella piscina Comunale di Sestu che, senza nulla togliere, non è parsa adeguatamente attrezzata non solo ad accogliere i! pubblico ma neanche ad ospitare tali manifestazioni.

Le soluzioni noi non le conosciamo. Sappiamo solo che così non si può andare avanti. Possono ipotizzarsi gesti diciamo eclatant! come il non consentire ai nostri figli di partecipare alle gare. Ci stiamo seriamente pensando con inevitabile blocco dell’attività ne! sud Sardegna o comunque con un notevole ridimensionamento in termini dì numero di atleti partecipanti (già esiguo rispetto ad altri sport per quanto detto i precedenza). Questa soluzione se forse otterrebbe qualche effetto mediatico comporterebbe il riaccendersi di quelle tensioni, anche all’interno delle Società stesse, che sino ad oggi si è voluto evitare o comunque limitare. Se necessario si arriverà purtroppo a questa decisione. L’unica oramai possibile per smuovere tale assurda situazione.

Speriamo quindi che tutti i destinatari in indirizzo possano adoperarsi per risolvere definitivamente questa oramai inaccettabile vicenda. Crediamo che lo farete. Vogliamo augurarcelo altrimenti, come già detto, col tempo si avrà la lenta ma inesorabile fine di una attività sportiva e dell’indotto che attorno ad esso ruota.

Restiamo quindi fiduciosi in attesa di positivi sviluppi nella speranza che questa nostra sia interpretata nelle dovute maniere. Il cittadino che si rivolge ai propri rappresentanti per la risoluzione di un innegabile problema. La pazienza vi è stata, speriamo non sia stata vana e tutto possa consentire il solo e semplice svolgimento dello sport nella maniera che tutti sappiamo e auspichiamo”.

Nella foto, i genitori degli atleti in gara fuori da Terramaini durante una delle ultime gare importanti di nuoto. 

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