Cagliari, il dramma dei lavoratori della scuola di musica: “Stipendio tagliato, con 350 euro come tiriamo avanti?” (VIDEO)

Tra loro c’è chi è cardiopatico e chi, in pochi secondi, è stato licenziato dopo dieci anni. Gli addetti all’accoglienza della scuola comunale di via Venezia protestano e chiedono giustizia: “La nuova cooperativa ci ha dimezzato la paga e ci fa fare lavori che non ci spettano: il sindaco Truzzu deve aiutarci, ci stiamo giocando il pane da portare a casa”. GUARDATE le VIDEO DENUNCE

La cooperativa è cambiata e, per i lavoratori della scuola civica di musica di via Venezia a Cagliari sono arrivate, come un temporale improvviso, le note dolenti. Stipendio dimezzato, in un caso c’è stato anche un licenziamento. Sono cinque e pronti alle barricate per riottenere la paga che hanno percepito, per fare servizi di accoglienza e facchinaggio, sino a qualche mese fa. Così, insieme a Luca Locci dell’Sgd, hanno dato vita a una protesta davanti ai cancelli dell’istituto musicale. E l’sos più grande viene lanciato al sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu: “Deve intervenire e risolvere questa situazione”. Età media cinquant’anni, da ormai un decennio conoscono ogni centimetri della scuola civica. Barbara Piras è laconica: “Sono qui da dieci anni, con 454 euro di stipendio non posso tirare certo avanti. Sindaco, cosa devo fare?”, chiede, sconsolata, la lavoratrice, con lo sguardo perso nel vuoto.
Più loquace Ignazio Argiolas: “Mi hanno ridotto completamente lo stipendio da quando è arrivata la nuova cooperativa. 350 euro mensili, prima erano novecento e, a parte questo, pretendono lavori al di fuori delle mie mansioni stabilite. Ripristinate subito lo stipendio e le cifre che mancano all’appello, mi sto giocano il pane”, dice Argiolas. E c’è pure il caso di Elisabetta Soddu, licenziata dopo quasi dieci anni di servizio: “Il Comune ha deciso di prendere una nuova cooperativa, mi hanno licenziata e non ho ricevuto nemmeno i 350 euro che dovevano accreditarmi. Non so perchè mi abbiano licenziata, adesso sono disoccupata e chiedo al Comune di essere reintegrata al lavoro. Voglio tutto lo stipendio che mi spetta per aver fatto lavori di facchinaggio”.


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