Cagliari, i sopravvissuti di via Dante: “Aspettiamo la pensione tra casse vuote e parcheggi spariti”

I negozianti coraggiosi che continuano a scommettere nella lunga strada costellata da fallimenti come in trincea. Assunta Porru: “Con la metropolitana sarà peggio, i miei vestiti artigianali costano 150 euro e le poche clienti mi chiedono sconti”. Milena Angioni: “Business? No, ogni giorno è sempre peggio: la crisi è iniziata quando hanno cancellato i parcheggi per favorire i pullman”. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

La via Dante a Cagliari che resiste è quella dei commercianti che hanno le casse quasi vuote ma si salvano perché, tanti anni fa, hanno deciso di acquistare le mura dei negozi nei quali entra sempre meno gente. In una lunghissima strada costellata di cartelli affittasi e vendesi, le uniche “luci” della speranza sono molto fioche. Pochi parcheggi, alcuni tagliati da tempo, e una metropolitana vista con molto sospetto. Assunta Porru, 64 anni, vende abbigliamento femminile dal 1983: “Vestiti artigianali e fatti in Italia. Reggo per passione e perché non ho alternative, devo arrivare alla pensione. Locale comprato, non so se ho fatto bene o male, non pago l’affitto ma non ho più utili. Riesco a pagare l’Inps e seguo le poche clienti rimaste. La crisi”, sostiene la Porru, “è iniziata quando anni fa hanno levato i parcheggi per i pullman. Le persone erano abituate ad arrivare qui, ora è come una la 131, con tutte le auto che corrono. In estate la gente passeggia, ma d’inverno è tutto buio. Sono testarda, ma in via Dante non c’è più niente, si sopravvive”. E, oltre alle poche affezionate clienti, “ormai anziane”, bisogna fare i conti con la metropolitana, “sarà sempre peggio, diventeremo come viale Monastir, una strada a scorrimento veloce. Servono parcheggi, li farei a pagamento, così la gente paga solo se ha bisogno di venire qui. Uno dei miei abiti costa in media 150 euro, tutte le clienti mi chiedono sconti, vogliono le cose belle ma vogliono pagarle poco”.
Milena Angioni, da dodici anni, lavora in un outlet per le spose: “Business? No, qui si muore ogni giorno di più tra disoccupazione, crisi e Covid. Siamo arrivati alla frutta”, racconta. E il settore dei matrimoni è stato tra i più colpiti dal virus e dalle restrizioni: “Calo degli affari del sessanta per cento. E, con tutti i rinvii, le spose hanno anche dovuto spendere per rifare le incisioni delle date dentro le fedi”. La lamentela maggiore riguarda i parcheggi, pochissimi: “Con la metropolitana e i lavori hanno recintato tutto e ci troveremo ancora di più in difficoltà. Avevano reso via Dante a velocità sostenuta, togliendo gli stalli sul lato destro per spazio ai bus. Lí, però, avevamo a disposizione parcheggi per la clientela, c’era un riciclo. Non so se la metro sarà positiva o negativa, spero porti migliore. Il locale è dell’azienda, ci salviamo probabilmente per questo, chi paga l’affitto ha un problema in più. Cosa può fare il Comune? Darci più possibilità di avere parcheggi in questo tratto perché le persone siano invogliate a venire. Dover pagare per la sosta crea disagi”.


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