Cagliari, i baristi liberati dal green pass ma disperati: “Tanti clienti spariti anche per paura del virus, chissà quando torneranno”

Vendite libere fuori, green pass base sino a maggio dentro le caffetterie. La “liberazione” dalla certificazione verde fa sorridere solo a metà i baristi. Flavio Marcis: “I clienti si sono sentiti sequestrati, non ho avuto difficoltà a controllare le certificazioni ma il calo degli affari c’è stato”. Fulvio Cocco: “Cassa semivuota e tre dipendenti mandati a casa. Vedo ben poca felicità, aumenterà solo quando si alzerà il volume d’affari”. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

Hanno chiesto il green pass rafforzato sino a ieri, per un caffè dentro o fuori dai loro bar. Da oggi, invece, anche i baristi di Cagliari possono respirare: nessun pass per i tavolini all’esterno, la certificazione base per chi vuole consumare al bancone o nei tavoli interni. Ma la risalita della china, economicamente parlando, sarà molto faticosa. Lo raccontano gli stessi titolari. I sorrisi dei clienti che, da oggi, non devono più esibire nulla, se non i soldi per pagare colazioni e drink, è un quadro che fa a pugni con tutti i clienti che, da mesi, non hanno potuto o non hanno voluto più mettere piede nelle caffetterie. Flavio Marcis, barista di via Paoli, lo dice in modo chiaro: “Siamo felici, senza il green pass si torna alla normalità. Ma è stata durissima per tutti, compresi i clienti”. Cioè? “Per loro è stato come un sequestro di persona, non abbiamo avuto nessuna difficoltà a controllare le certificazioni verdi ma il calo degli affari c’è stato, per tutti. Il mio caffè costa sempre un euro. Per risalire aspetto i clienti, la gente ha ancora paura ed è terrorizzata”, racconta Marcis. “Poi, alcuni non sono vaccinati”. Un calvario economico che, da sue previsioni, durerà almeno “altri due mesi. Perlò, da oggi, c’è più felicità”.
In via Roma Fulvio Cocco ha dovuto tagliare sul personale nei due anni e due mesi “orribili” del Covid: “Da sette a quattro dipendenti. Siamo tornati come una volta, senza il green pass fuori, i clienti non si lamentano e sono tranquilli. Si torna a vivere”, dice. “Gli incassi, però, sono calati molto, del cinquanta per cento. Una tazzina di caffè, da me, costa 1,10 euro, ho aumentato il prezzo due anni fa. Intanto, però, tutto costa di più: paste, bibite e le materie prime. Una pasta me la fanno pagare dieci centesimi in più”. Ritoccherà il prezzo? “Non lo so. Adesso, visto il periodo, aumentare è difficile. Mi sa che di felicità se ne parla ancora poco, quando vedrò aumentare il volume d’affari, allora, forse, sarò nuovamente felice”.


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